Commento al Vangelo

Commento al Vangelo stampa

25 maggio, sesta domenica di Pasqua. È questo l'ultimo vangelo prima dell'Ascensione al cielo di Cristo Gesù. Ha il sapore forte di un testamento e, di fatto, lo è. Quanto è descritto succede nel Cenacolo, all'ultima cena. È una serata di addii, di tradimenti... e il Signore offre il suo testamento. L'apostolo Giovanni - presente come sempre - è il testimone che ricorda e, oggi, racconta. Gesù confida ai dodici apostoli che il Padre lo ama di un amore infinito e poi assicura i suoi amici lì convocati: anchiIo vi amo, con lo stesso amore con cui sono amato dal Padre Mio; anzi, voglio spingere il mio amore fino al dono della vita per voi.
DI SANDRO SPINELLI

18 maggio, 5ª domenica di Pasqua. In questa domenica la Chiesa ci propone uno stralcio del grande «discorso di saluto» che Gesù offre ai suoi discepoli prima di lasciarli. Nel brano evangelico è presentata un'immagine molto cara al popolo di Israele, un'immagine abbondantemente usata dai Profeti e nei salmi, un'immagine utile ed inequivocabile anche per noi del Nuovo Testamento, oggi: la vigna, la vite, i tralci, i frutti e ...soprattutto: il vitale rapporto tra queste componenti. Gesù definisce se stesso: io sono la Vite!; chiama tralci i suoi discepoli; ne consegue che la vigna è il Regno di Dio-Chiesa e che il vignaiolo è il Padre.
DI SANDRO SPINELLI

11 maggio, 4ª domenica di Pasqua. Cristo, è il buon pastore perché, mentre pasce il suo gregge, offre alle pecore la Sua stessa vita: quella divina, la santità! La risurrezione di Gesù indica il momento preciso nel quale è ricominciata la Sua presenza tra noi ed è l'istante che segna la continuità della sua storia tra gli uomini.
DI SANDRO SPINELLI

4 maggio, 3ª domenica di Pasqua. In queste prime domeniche di Pasqua, la liturgia ci offre - perché sia anche da noi percorsa - l'esperienza degli amici che incontrano Gesù risorto. Maria ed il Signore nel giardino non sono quindi l'unica ed isolata circostanza nella quale l'umanità è chiamata a riconoscere Gesù risorto e presente tra noi. Anche l'episodio dei discepoli di Emmaus mostra come si può riconoscere che Cristo Gesù è vivo di nuovo e sta tra i suoi: quel pellegrino che si è accostato a loro e che ha liberato il loro cuore e la loro vita dalla tristezza per la morte di Gesù, quel riconoscimento allo spezzare del pane sono segni reali della condivisione alla storia umana che il Signore vuol attuare e quindi non semplicemente segni di solidarietà con l'umanità.
DI SANDRO SPINELLI

27 aprile 2003: II Domenica del Tempo di Pasqua. Quest'anno – anche quest'anno! – l'augurio della pace risuona quanto mai atteso: “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”. Questo è l'incipit del Vangelo di oggi, ma è anche il punto da cui ogni ogni uomo e ogni donna vorrebbero ripartire nel cammino della propria esistenza: l'incontro con Gesù e il dono della pace. Le due cose vanno insieme, perché la pace è dono del Risorto.
DI ANGELO SCEPPACERCA

La Pasqua che quest'anno ci attende, la festa di Resurrezione che insieme vivremo, ha tutta la caratteristica di essere una «Pasqua della strada». Ci eravamo inoltrati nel Terzo Millennio col passo giovane del nuovo inizio; la grande stagione giubilare, con la purificazione della memoria e della vita, ci aveva riconsegnati ad una innocenza di attese e di progetti che sembrava lievitare la «pasta ferma» dei giorni.
DI MANSUETO BIANCHI

13 aprile, Domenica delle Palme. Una delle cose che più mi impressiona nel racconto della passione nel vangelo di Marco è il silenzio di Gesù. Questo diventa di nuovo evidente nella lettura liturgica della domenica delle Palme dove, come celebrante, mi viene riservata la parte di Gesù. Da quando viene arrestato nel Getsemani rare e brevi sono le sue parole: una dichiarazione quanto mai improbabile, vista la condizione del prigioniero, davanti al Sinedrio; un enigmatico «tu lo dici» davanti a Pilato; un grido grande articolato in una preghiera o meglio in una domanda prima di morire. Oltre queste pochissime parole e il suo silenzio, stanno le accuse, le false testimonianze, gli insulti, le percosse, i tradimenti, gli schiaffi, gli sputi, le torture, i chiodi, il supplizio della croce. Eppure quanta gente intorno a lui: le guardie del tempio, il sommo sacerdote e il Sinedrio, Pilato e i suoi soldati, i discepoli e Pietro, le donne e la gente. Tutti hanno qualcosa da dire. E Gesù tace. Una predica senza parole.
DI ANGELO SILEI

5ª domenica di Quaresima.
In questa ultima domenica di Quaresima, prima dell'ingresso nella Settimana Santa, la liturgia ci presenta una terapia davvero sconvolgente. È una terapia che nessuno vorrebbe praticare. È una terapia che anche Gesù, nel momento di assumerla, ha istintivamente respinto. È una terapia per la quale è difficile trovare un'espressione che la riassuma. Per definirla è opportuno riascoltare alcune parole di questa liturgia.
DI ANGELO SILEI

30 marzo, quarta domenica di Quaresima. C'è una terapia che Dio applica continuamente alla nostra vita malata. È una terapia che a volte non avvertiamo. Anzi spesso ci sentiamo trascurati proprio in questo. È la terapia dell'amore. La parola di questa domenica ce lo ripete in ogni modo: Dio ha premure incessanti verso di noi, Dio ci ama con amore grande, Dio ci ha tanto amato che ha dato suo Figlio.
DI ANGELO SILEI

23 marzo, terza domenica di Quaresima. La fede si esprime fondamentalmente in due aspetti: la vita e il culto, il ritmo dell'esistenza con le sue responsabilità e i suoi impegni e il ritmo della liturgia con i suoi appuntamenti e i suoi riti. Sono i due ambienti più comuni della fede: nel mondo e nel tempio. Ma sia nel mondo come nel tempio rischiamo una vita malata: nel mondo con comportamenti fuori delle regole, nel tempio con espressioni false e solo esteriori. Per guarire ecco la ricetta: la Legge di Dio nelle «Dieci Parole» e un culto autentico, senza compromessi.
DI ANGELO SILEI