Commento al Vangelo
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Dal n. 43 del 1° dicembre 2002

Avvento: Dio è venuto a cercarci

1° Dicembre 2002: prima Domenica d'Avvento. Oggi inizia l'Avvento, cioè quel tempo della liturgia che ci prepara al Natale, alla celebrazione dell'Avvento o «venuta» del Signore nella nostra carne. Appunto, la Nascita di Gesù Cristo. A dire il vero, le origini dell'Avvento come tempo di preparazione al Natale sono incerte, si rifanno al IV secolo e determinano l'Avvento come tempo tipico dell'Occidente – quattro settimane nel rito romano, sei settimane nel rito ambrosiano – mentre l'Oriente ha soltanto una preparazione di pochi giorni al Natale.
DI SILVANO PIOVANELLI

1° Dicembre 2002: prima Domenica d'Avvento. Letture: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,16-17.19;64,1-7); «Fa' splendere il tuo volto e salvaci, Signore» (Salmo 79); «Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Cor 1,3-9); «Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà» (Mc 13,33-37)

DI SILVANO PIOVANELLI
Oggi inizia l'Avvento, cioè quel tempo della liturgia che ci prepara al Natale, alla celebrazione dell'Avvento o «venuta» del Signore nella nostra carne. Appunto, la Nascita di Gesù Cristo. A dire il vero, le origini dell'Avvento come tempo di preparazione al Natale sono incerte, si rifanno al IV secolo e determinano l'Avvento come tempo tipico dell'Occidente – quattro settimane nel rito romano, sei settimane nel rito ambrosiano – mentre l'Oriente ha soltanto una preparazione di pochi giorni al Natale. L'Avvento ha un suo ricco contenuto teologico e spirituale: infatti contempla tutto il mistero della venuta del Signore nella storia fino al suo compimento. Egli è venuto nella carne e noi contempliamo con grande gioia la verità dell'incarnazione e cantiamo con stupore il fatto che Dio stesso è venuto a cercarci facendosi simile a noi in tutto tranne che nel peccato. Noi possiamo ripetere col profeta Isaia: «Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui!».

E aiutati dall'esperienza del Vangelo, esprimiamo la certezza che, qualora uno si sia perduto dal gregge o sia scappato di casa. Colui che è venuto a cercare ciò che era perduto è già sulle sue tracce oppure è sulla strada ad aspettarlo pazientemente. Qui poi emerge felicemente la cooperazione di Maria al mistero della redenzione.
Ma, come ci richiama fortemente il Vangelo odierno, «il padrone di casa ritornerà»! Colui che è venuto nella carne poco più di duemila anni fa, ritornerà nella gloria. Dunque «State attenti, vegliate, vigilate!». Non è un semplice consiglio. Vegliare è davvero la parola d'ordine del Signore, è la consegna data da Lui ai suoi discepoli. Non solo a Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni e gli altri apostoli. Dice Gesù: «Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!». Quante volte la stessa parola in appena dieci righe! Vegliate: è talmente importante che non soltanto Marco e Luca riportano la stessa espressione. Ed è lo stesso insegnamento con cui abbiamo chiuso l'anno liturgico: basta ricordare la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte in attesa dello sposo e la parabola dei talenti.

Il cristiano è il discepolo di Cristo che vive l'attesa vigilante e gioiosa del ritorno del Signore. Nel suo cuore vibra la speranza: «Se tu squrciassi i cieli e scendessi!». Sulle sue labbra palpita l'invocazione: «Ritorna per amore dei tuoi servi!». La grande tentazione è quella di addormentarsi, di sonnecchiare, magari di guardare al passato, dimenticando che il Signore ti incontra nel momento presente: «oggi, se udrete la voce del Signore, non indurite il cuore come nel giorno di Massa del deserto, quando i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere:
Per essere pronti ad accoglierlo, quando Egli apparirà nella gloria occorre riconoscerlo ed accoglierlo quando Egli viene. Perché Colui che è venuto nella carne e verrà nella gloria, ora viene nella grazia. Infatti, viene quando tu scendi nel profondo del tuo cuore; quando celebri con fede l'Eucaristia; quando non superficialmente ascolti la Parola; quando visiti un vecchio nella sua solitudine; quando ti fai vicino alla sofferenza di un malato; quando quel che avviene nel mondo non ti lascia indifferente; quando nella natura tu contempli il tramonto del sole o l'aprirsi di un fiore.
Il libro dei Giona ci racconta che il profeta, quando Dio gli comandò di andare a predicare a Ninive, fuggì verso Tarsis imbarcandosi su una nave. Si scatenò una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. Giona, sceso sul luogo più riposto della nave si era coricato e dormiva profondamente. Non può darsi che, mentre l'umanità è drammaticamente sconvolta dalla tempesta della fame e della guerra, delle ingiustizie e della perdita del senso della vita, tu, come Giona, stia dormendo o sonnecchiando? E allora le parole del capo dell'equipaggio a Giona sono anche per per te: «Che fai? dormi? Alzati, invoca il tuo Dio» (Giona 1,6).

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