Commento al Vangelo
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Continuiamo a pregare, anche se la risposta ritarda

Domenica 20 ottobre - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. «Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui».

Parole chiave: Vangelo (636)

Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi... Gesù ci parla della necessità di pregare. La preghiera deve far parte integrante della vita. Il Signore ci dice infatti di pregare sempre. Come è possibile? Se la preghiera è respiro dell’anima, anelito di Dio, allora «anche se il corpo dorme, il cuore veglia». Dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore.

Senza stancarsi, dice Gesù: continuare a pregare anche di fronte ai ritardi di Dio. Siamo impazienti, come bambini che vogliono tutto e subito. E siamo così poco umili, che abbiamo la presunzione che Dio ci ascolti immediatamente.

Entriamo, allora, direttamente nella parabola. Sono tratteggiati due personaggi. Un giudice: nei confronti di Dio è un agnostico, non gliene importa nulla. Non pensa di dover rendergli conto, un giorno. Nei confronti degli altri è un egoista: pensa solo a se stesso e ai suoi guadagni. Una vedova: simbolo del bisogno e della povertà; simbolo della solitudine e della debolezza. È una donna alla mercé dei prepotenti. E così è: viene, infatti, maltrattata da un avversario. Si appiglia a un giudice, l’unico che può farle giustizia. Ma ha sbagliato persona. E però non si scoraggia. Cocciuta, ostinata, non cambia giudice. Il giudice non le dà retta. Ma la donna ci fa lo stradello. Per un bel pezzo, finché nel giudice non avvenne un cambiamento. Si è mosso a pietà? Nient’affatto. Fa semplicemente un ragionamento egoistico: anche se non temo Dio, anche se non ho rispetto per nessuno, questa vedova è così seccante e petulante che sono costretto ad accontentarla. Non la sopporta più e purché la faccia finita, il giudice le accorda quanto chiede. La parabola si è soffermata a lungo a tratteggiare le qualità negative del giudice. Per far risaltare come la preghiera ostinata ottiene tutto.

Nei versetti successivi, è Gesù stesso che commenta la parabola: Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio (!) non farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di Lui? Gesù fa un ragionamento a fortiori. Dice: se il giudice, che pure è così e così, fa giustizia alla vedova, quanto, a maggior ragione, Dio sommamente giusto e benevolo, attuerà la sua giustizia per i suoi eletti!

Dio tarda, ma non abbandona. Gesù sollecita al massimo la fede di chi prega. Non possiamo, non dobbiamo mai dubitare che Dio lasci inascoltata la nostra preghiera. Siamo sollecutati a pregare con perseveranza, senza stancarci, certi e sicuri che Dio libererà dalla prova e darà salvezza.

Tante volte constatiamo i ritardi di Dio, i silenzi di Dio, che non risponde; non ci esaudisce. Direi che questi silenzi sono molto preziosi; diversamente smetteremmo presto di pregare. Dobbiamo credere che Dio è «Tutto Amore», l’Ogni Bene, come amava chiamarlo la santa francescana Angela da Foligno.

Ricordo, a tal proposito, l’episodio di santa Monica, la madre di sant’Agostino, che di continuo importunava sant’Ambrogio per la conversione del figlio. Un po’ stizzito, un po’ annoiato, Ambrogio esclamò: «Vattene; possa tu vedere come non può essere che il figlio di tante lacrime perisca!». E di fatto Agostino si convertì. Grazie alle preghiere incessanti della madre Monica. Che fu esaudita.

*Sacerdote cappuccino

Continuiamo a pregare, anche se la risposta ritarda
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