Commento al Vangelo
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Dove abbiamo il nostro tesoro?

Domenica 4 agosto - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. «Quello che hai preparato, di chi sarà?»

Parole chiave: Vangelo (627)

Uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità». Gesù coglie questa opportunità per mettere in guardia da ogni cupidigia: dall’avidità di avere e dall’avarizia di possedere; dalla bramosia delle cose, che porta all’ingiustizia, ai soprusi, alle iniquità. Alla discordia. E detta una massima che taglia alla radice ogni rivendicazione: la vita non dipende dall’abbondanza dei beni che uno possiede; non ha valore a seconda dei beni che uno ha. La vita non è garantita dalla ricchezza. È questa la massima che deve determinare le scelte prioritarie della vita. Alla radice di controversie e ingiustizie c’è l’idolatria della ricchezza, «la esecranda fame dell’oro». Gesù mette decisamente in guardia: Fate attenzione! Tenetevi lontano! E per illuminare il suo insegnamento, riferisce una parabola. Un proprietario terriero ha raccolto grandi frutti dalla sua campagna. Fa i suoi progetti: allargare i magazzini, costruirne di più grandi… Dice a se stesso: finalmente potrò godermi la vita; per lunghi anni! Mangia, bevi, riposati, datti alla gioia. Ma il suo monologo è bruscamente interrotto dalla voce di Dio, che lo chiama «stolto» (!). Nella sua stupidità non ha messo in conto che non è lui il padrone della sua vita. La quale, addirittura, questa stessa notte gli sarà richiesta. E allora dovrà lasciare inesorabilmente, irrimediabilmente tutto! Inutile tutto quell’accumulare, quell’accaparrare. «Mai visto una ditta di traslochi dietro un carro funebre», disse un giorno Papa Francesco. «Il sudario non ha tasca».

Gesù conclude con un comando: Non accumulare tesori per questa terra, arricchisci davanti a Dio! La parabola pone il cristiano di fronte alla ricchezza. Quale deve essere il suo atteggiamento e comportamento? La ricchezza non è assolutamente un male in sé e per sé; può diventare un rischio. E lo diventa per due motivi.

Primo: se fa dimenticare la vita eterna. Se fa vivere solo chiusi nel breve cerchio di questa vita; ragion per cui uno pensa solo a godersi i piaceri, levarsi le voglie, soddisfare le proprie ambizioni.

Secondo: se chiude nel proprio egoismo, nel proprio io, senza minimamente interessarsi degli altri. Gesù tuonerà chiaramente: Beati voi, poveri! Guai a voi, ricchi! E avrà un’altra parabola, quella del ricco epulone, per riconfermare il suo insegnamento sull’uso giusto e saggio dei beni. Gesù è singolarmente severo sul rischio della ricchezza; proclamerà: È impossibile servire Dio e la ricchezza, talmente sono diversi/opposti e contrari. Una vita attaccata, schiava della ricchezza è una vita senza fede, una vita senza speranza, una vita senza amore. Una vita dove la Parola di Dio è soffocata. È stolto riporre il senso della vita nell’accumulare ricchezze. C’è qui un forte richiamo alla sobrietà. E alla generosità. Gesù comanda di arricchire presso Dio. Un giorno soltanto le nostre opere ci accompagneranno. E su queste peserà il giudizio eterno di Dio. Chi dà a un povero accende un credito presso Dio.

Scriveva san Paolo a Timoteo: Ai ricchi raccomanda di fare il bene, di arricchirsi di opere buone, di essere pronti a dare, di essere generosi. Facciamo nostre queste raccomandazioni. E ricordiamole nella vita.

Fatevi tesori nel cielo

11 agosto - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L a pericope di questa domenica raggruppa vari insegnamenti, tenuti insieme da un filo d’oro che si può racchiudere nel comando: Fatevi dei tesori nel cielo. Gesù assicura il suo piccolo gregge (così sarà sempre la Chiesa) dicendo: non temere! Al Padre vostro è piaciuto darvi il suo regno. Basta questa promessa grandiosa per farci camminare nella speranza della gioia senza fine, che ci attende nei cieli. Il Padre ci ha promesso in dono il suo regno. Dinanzi a tale prospettiva le cose materiali diventano veramente mezzi, che devono farci guadagnare dei tesori nel cielo. Come? Gesù dice: Vendete ciò che avete e datelo in elemosina. Sappiamo che non a tutti è chiesto di lasciare tutto; ciascuno, però, è tenuto a condividere i propri beni con chi è nel bisogno. Nella consapevolezza che fare l’elemosina è arricchire presso Dio. E’ accendere un credito alla banca di Dio. E’ assicurare un tesoro inviolabile. I tesori di questa terra sono minacciati dai ladri e dalla tignola. Dice Gesù: non così quelli del cielo! Ciò che è dato in elemosina è messo al sicuro. Gesù aggiunge una massima inequivocabile: dove è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore. E dunque: non attaccare il cuore alle cose di questa terra; attacca il cuore alle realtà del cielo, «alle cose di lassù», dice san Paolo. È, questa, una massima che determina tutta una concezione della vita: vissuta per le cose di quaggiù, oppure vissuta per quelle di lassù, quelle dello spirito.

Gesù passa, poi, a raccomandare di essere pronti, per quando arriverà il padrone, di ritorno dalle nozze. Può capitare a qualunque ora: nottetempo, di prima mattina; può ritardare; beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà pronti ad aprirgli, ad accoglierlo. Addirittura si siederà alla loro tavola e si metterà a servirli. «Se uno mi apre – dice Gesù nell’Apocalisse – io entrerò e cenerò con lui». Beati quei servi. Si fanno trovare pronti, con le lampade accese, i fianchi rialzati, in tenuta da lavoro. Pronti, cioè vigilanti, operosi. Nella febbrile attesa di un sicuro ritorno, di un incontro aspettato.

Alla richiesta di Pietro, Gesù prosegue il discorso con la parabola dell’amministratore. Uno può essere infedele, specie se il padrone ritarda e incomincia a percuotere i servi e a mangiare, bere e ubriacarsi. Disgraziato! Gli sarà assegnato con rigore il posto fra gl’infedeli. Beato, invece, quel servo fidato e fedele, che il padrone troverà al suo lavoro. In verità, io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Il messaggio è chiaro: Dio ci ha affidato dei beni; non deludiamo la sua fiducia! Beni immeritati, gratuiti. Di cui siamo amministratori. A noi è richiesta la fedeltà al dovere. La responsabilità di saperli usare-distribuire a tempo debito. Il messaggio è quanto mai chiaro: comprendiamo la serietà del tempo che ci è donato e dei giorni di vita operosamente attivi. Che ci preparano all’incontro finale con Dio, amato, atteso, benedetto nei secoli.

*Sacerdote cappuccino

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