Commento al Vangelo
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Fedeli al padre come Gesù

Domenica 17 Febbraio, I Domenica di Quaresima. Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13): «Gesù era guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo».

Parole chiave: Quaresima (78)

Mercoledì 13 febbraio, con l’austero rito delle ceneri, abbiamo iniziato la Quaresima, un periodo tra i più importanti dell’Anno Liturgico. L’importanza sta nel fatto che ci prepara a celebrare il mistero della Morte e Risurrezione di Gesù, la Pasqua, causa della salvezza nostra e di tutti gli uomini. A molti di noi, specialmente i meno giovani, la parola Quaresima richiama un tempo di sacrifici, di rinunce, di digiuno, di opposizione al carnevale e, per i bambini, di fioretti, un termine grazioso dato però a qualcosa di goloso e attraente, a cui dovevamo rinunciare. Per questa ragione noi bambini, e non solo, attendevamo con una certa impazienza che il periodo finisse per tornare alle nostre ghiottonerie. Oggi, che a tutte queste non si dà più importanza, il  termine Quaresima rischia di non dire più niente, tanto più, si afferma, che la Chiesa ha abolito perfino l’astinenza del venerdì.

Non è possibile in questo breve commento aprire una riflessione esauriente sull’argomento, ma una cosa mi preme dirla. Come il suo Signore, la Chiesa non è contraria alle cose buone e piacevoli che la vita ci può dare, perché sono dono di Dio, invece è contraria all’abuso che possiamo farne e, credo che tutti ne comprendiamo le ragioni, anche se poi, non sappiamo sempre rinunciarvi. Se la Chiesa in qualche momento ci invita a rinunciare a qualcosa anche di onesto, lo fa perché ci esercitiamo nel dominio di noi stessi per essere pronti e capaci nel donarci agli altri quando ciò ci fosse richiesto. La rinuncia, quindi, non è fine a se stessa, ma in vista dell’amore verso il prossimo che, spesso, ci richiede di rinunciare a qualcosa di proprio e, l’averlo fatto qualche volta come esercizio personale, ci facilita il metterlo in pratica quando è richiesto. Detto questo, veniamo al brano evangelico.

Al di là delle questioni esegetiche che il brano delle tentazioni di Gesù nel deserto ci può porre, mi sembra più importante coglierne gli aspetti di rivelazione che esso contiene, sia per l’idea che noi ci siamo fatti di Gesù, sia per quello che ne viene a noi che vogliamo vivere come suoi discepoli. Per quanto riguarda Gesù mi colpisce il fatto che anche lui sia tentato dal diavolo come ciascuno di noi, che ciò avvenga mentre "è guidato dallo Spirito Santo", lo stesso disceso su di lui al momento del battesimo nel Giordano, che le tre tentazioni siano come la sintesi di tutte le tentazioni (Luca infatti dice "dopo aver esaurito ogni tentazione"), infine che il diavolo tornerà «al momento fissato». Prima riflessione che mi viene da fare è questa: Gesù è davvero uno di noi, tanto da essere «messo alla prova» nella sua obbedienza al Padre, come lo siamo noi.

Seconda riflessione: Gesù vince ogni tentazione facendo riferimento alla Parola della Bibbia che narra la fedeltà di Dio al suo popolo. Terza riflessione: il suo peregrinare nel deserto è sotto la "guida dello Spirito Santo". Quarta riflessione, infine, la previsione del ritorno della "tentazione" al momento culmine dell’esistenza terrena del Nazareno, quando la fedeltà nell’obbedienza al Padre e nell’amore per gli uomini, gli richiederà di aderire liberamente e volontariamente al progetto del Padre travolgendo definitivamente il nemico di Dio, il diavolo.

A questo punto credo che potrei anche fermarmi nello scrivere e lasciare spazio perché ogni lettore possa pensare con calma e fare proprie queste riflessioni sul Maestro, davvero nostro Fratello. Tuttavia, mi corre l’obbligo di completare il mio pensiero circa la «ricaduta» che tutto quello che abbiamo scoperto in Gesù può avere su di noi.

Prima conseguenza: «essere tentati» non è un peccato, ma una prova di amore e di fedeltà a Dio (l’unica tentazione è quella di allontanarci da Lui), che avviene sotto «l’ombra dello Spirito Santo», Spirito di amore.

Seconda conseguenza: per restare sotto la protezione dello Spirito occorre permanere nella preghiera. Terza conseguenza: per rimanere nell’amore e nella fedeltà a Dio occorre parlare a Lui come Lui ha parlato e parla a noi nella Sacra Scrittura. Quarta conseguenza: partecipare più spesso nel tempo della Quaresima all’Eucarestia che ci mette in relazione viva con Gesù, che ha vinto ogni tentazione nell’obbedienza totale al Padre e nel dono totale di sé a noi, perché avessimo in Lui la Vita che non avrà mai fine. Buona Quaresima!

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