Commento al Vangelo
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Dal n. 1 del 5 gennaio 2003

Giovanni ci invita a salire in alto per contemplare il Natale

5 gennaio 2003, seconda domenica dopo Natale. Si celebra il mistero del Natale con la memoria e il racconto, con la rappresentazione scenica del presepe e con le melodie tipiche di questi giorni. Si celebra il Natale anche con la meditazione e la contemplazione. Si può vivere il Natale entrando nella grotta o nella casa di Betlemme con i pastori e i magi seguendo Luca e Matteo oppure salendo in alto insieme a Giovanni a contemplare. È quello che ci propone di fare la Parola di questa domenica. È un'operazione impegnativa, ma merita farla perché è emozionante.
DI ANGELO SILEI

Letture del 5 gennaio, seconda domenica dopo Natale: «La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto» (Sir 24,1-4.8-12); «Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi» (Salmo 147); «Dio ci ha predestinati a essere i suoi figli adottivi» (Ef 1,3-6.15-18); «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,1-18)

DI ANGELO SILEI
Si celebra il mistero del Natale con la memoria e il racconto, con la rappresentazione scenica del presepe e con le melodie tipiche di questi giorni. Si celebra il Natale anche con la meditazione e la contemplazione. Si può vivere il Natale entrando nella grotta o nella casa di Betlemme con i pastori e i magi seguendo Luca e Matteo oppure salendo in alto insieme a Giovanni a contemplare. È quello che ci propone di fare la Parola di questa domenica. È un'operazione impegnativa, ma merita farla perché è emozionante.

Insieme a Giovanni, ci accompagnano anche il libro del saggio Siracide e la lettera di Paolo agli Efesini. Il percorso è nella vicenda del Verbo e nella nostra storia, o meglio: nella via del Verbo nella nostra storia.

Il Verbo è Gesù, Parola Sapienza Illuminazione Rivelazione Comunicazione. È un ponte teso fra il mondo di Dio e il mondo degli uomini, fra la storia di Dio e la storia degli uomini. Colui che ha il suo trono nel cielo venne ad abitare in mezzo a noi. Colui che era in principio venne nel tempo. Colui che era presso Dio ha preso casa fra gli uomini. Colui che era vita e luce ha piazzato la sua tenda fra noi. Colui che era Dio si fece carne.

Tutto questo è Gesù, nato a Betlemme, deposto nella mangiatoia, riconosciuto dai pastori.
L'evento del Natale rappresenta un incrocio o meglio una confluenza dove la via di Dio si incontra con la via dell'uomo. Una confluenza, perché ora la strada è una sola. Dio è entrato nella nostra storia, la nostra storia entra in Dio.

In Gesù ci è rivelata e donata la sapienza e il progetto di Dio. La bellissima espressione del Siracide, l'ordine dato alla sapienza di fissare la tenda in Giacobbe, cioè nel popolo eletto, trova attuazione nella storia di Gesù. Il Natale che celebriamo in questi giorni è l'inizio di un cammino e di una compagnia, di una coabitazione e di una vicinanza inaudita: è il cammino e la storia di Dio nel nostro mondo, è la coabitazione e la vicinanza di Dio con gli uomini.

Questa rivelazione è una comunicazione. La parola di Giovanni non è un volo intellettuale. È anzi l'annuncio e l'esegesi di un fatto della storia: della storia di Dio e della storia dell'uomo. Qualcosa di vitale e di storico ci è detto e ci è dato.

Ciò che è accaduto è l'innesto reale di Dio nel mondo degli uomini. Ciò che può e deve accadere, anzi accade, è l'innesto del mondo degli uomini in Dio.
Diventare figli di Dio è d'ora in poi la grande prospettiva della storia. Ce lo dichiarano Giovanni nel prologo e Paolo nella lettera agli Efesini. La condizione perché questo accada è farsi accoglienti verso questo mistero, aprirsi senza riserve a questo Dio, non temere di piazzare la nostra tenda accanto a quella di Dio, tenere come un dono prezioso avere Dio come vicino di casa. Anche nella pagina alta di Giovanni trova spazio quel particolare triste della storia della nascita di Gesù che ci dice come non ci fu posto per loro. Questo può accadere sempre. E, quando accade, per noi è una vera disgrazia.

Consideriamo un bene prezioso questa celebrazione: è un tesoro di gloria, è una eredità impareggiabile, grazia su grazia sulla nostra vita.

Abbiamo bisogno di luce, di questa luce. Perché le nostre storie sono spesso meschine e le nostre vie tortuose. Percorriamo spesso strade che non fanno onore all'uomo e non sono sotto il volere di Dio. La via di Dio verso di noi è una via diritta, piena di vita e di luminosità. Ora è la via di Dio con noi. Insieme a Gesù Verbo di Dio possiamo camminare in questo mondo con sicurezza e con pienezza.

Da questa settimana, il commento alle letture domenicali è curato da don Angelo Silei, sacerdote della diocesi di Fiesole, noto biblista e grande conoscitore della Terra Santa, dove ha guidato numerosi pellegrinaggi.

Giovanni ci invita a salire in alto per contemplare il Natale
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