Commento al Vangelo
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Il Natale del Signore, giorno di gioia

Natale del Signore. L'atteso nella gloria, colui che nel frattempo viene tra le righe di una pagina, in forma di pane e di vino e nel volto del povero, oggi è contemplato nella sua nascita alla terra. Un oggi di grande gioia perché quel bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia è il Salvatore ( Lc 2,10-11), è la stella della redenzione.
DI GIANCARLO BRUNI

Parole chiave: vangelo (635), natale (113)

Natale del Signore. Letture: Messa di notte: Lc 2,1-14; Messa dell'aurora: Lc 2,15-20; Messa del giorno: Gv 1,1-18
di GIANCARLO BRUNI
Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti

1. L'atteso nella gloria, colui che nel frattempo viene tra le righe di una pagina, in forma di pane e di vino e nel volto del povero, oggi è contemplato nella sua nascita alla terra. Un oggi di grande gioia perché quel bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia è il Salvatore ( Lc 2,10-11), è la stella della redenzione.

2. Salvezza-redenzione da che cosa? Innanzitutto dalla nube della non conoscenza di Dio. In quel neonato di nome Gesù infatti l'Invisibile si è fatto visibile (Gv 1,18), l'Inimmaginabile si è fatto immagine (Cl 1,15), il Silenzio si è fatto parola (Gv 1,14), il Lontano si è fatto compagnia (Mt 1,23). In altri termini il  Tutt'altro e il Tutt'oltre si è fatto prossimo e vicino, è in quella umanità che la divinità si manifesta, che l'Inaccessibile si rende accessibile (1 Tm 6, 16). In secondo luogo salvezza-redenzione da ogni distorta immagine di Dio, in lui il mai visto viene in forma di bambino (Lc 2,11-12.15) e di povero (2 Cor 8,9) nella mitezza e nell'umiltà (Mt 11,29), di crocifisso svuotato di ogni privilegio divino (Fil 2,5-8), di rispetto sacro per l'inviolabile coscienza dell'uomo (Ap 3,20), di dolce e leggero peso per il cammino umano (Mt 11,30) e di amante nè riconosciuto nè accolto (Gv ,10-11), braccato (Mt 8,20).

E viene come libera consegna di sé a coloro stessi che lo consegnavano a morte, esemplificati nei Vangeli dell'infanzia da Erode, perché nessuno venga considerato al di fuori del suo amore che non conosce condizionale. Natale, letto alla luce della Pasqua e dell'intera vicenda di Gesù, è dunque incarnazione della bellezza di Dio come Sì senza riserve a ogni creatura, è apparizione della sua bontà (Tt 3,14), della sua grazia apportatrice di salvezza per tutti (Tt 2,11) e del suo amore che ove accolto è energia purificatrice e generatrice di una nuova soggettività capace di lode e di dedizione di sé. In quell'avvolto in fasce nasce il vero volto di Dio e si dissolve ogni altra immagine di Dio. Quella generata dall'immaginario umano che di volta in volta vede in lui il padrone onnipotente, il giusto che incute paura nel punire chi trasgredisce i suoi ordini imposti dall'esterno, il seduttore con le sue promesse,  il rivale dell'uomo all'uomo suicidio dell'intelligenza, dell'affettività e della libertà e il violento che arma la mano e la penna dei suoi seguaci  nei confronti di chi non si adegua al suo arbitrio. Una caricatura di Dio che il natale di quel bambino frantuma. Un Dio, e in questo sta il terzo aspetto della salvezza-redenzione, venuto in Gesù a togliere il velo al mistero dell' uomo. In quel piccolo nato come tutti da donna (codice genetico) e sotto la Legge (codice culturale) (Gl 4,4), ogni creatura viene iniziata alla propria nascosta verità di amato da un Dio, quello di Gesù, che nei perdoni lo fa sbocciare al volto dell'altro in una unilaterale e incondizionata apertura, accoglienza e cura in fanciulla dolcezza e franchezza. Natale è contemplazione di un neonato nel quale ci è dato nascere alla conoscenza gratuita ma non inutile della verità di Dio e dell'uomo.

3. E la bocca si apre al sorriso e al canto: il Magnificat con Maria, il Benedictus  con Zaccaria, il Nunc dimittis con Simeone e il Gloria con gli angeli. Nella consapevolezza che una tale immagine di Dio e di uomo può essere contestata dall' Erode che è in noi nel suo porre la scure alla radice del nostro io onnipotente, seduttore, rivale e violento. La nascita dell'uomo nuovo è sulle ceneri dell'uomo vecchio, una nascita mai conclusa e sempre in atto là ove la nostra stalla personale, familiare, ecclesiale e sociale fa spazio alla Luce divenendone dimora.

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