Commento al Vangelo
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Il Padre nostro una preghiera più da meditare che da recitare

29 luglio, 17ª domenica del Tempo Ordinario. Il vangelo riferisce che spesso Gesù lasciava le folle volubili e interessate, i discepoli, litigiosi e incoerenti, e si ritirava in un luogo solitario o su un monte e «stava là, tutto solo» a pregare. on sappiamo cosa chiedesse al Padre, l'unica volta che i discepoli lo hanno sentito è stata nell'orto degli olivi, immediatamente prima del suo arresto e dell'inizio della passione.
DI BRUNO FREDIANI

Parole chiave: vangelo (644)

29 luglio, 17ª domenica del Tempo Ordinario: «Non si adiri il Signore, se parlo» (Gn 18,20-21.23-32); «Il povero invoca e Dio lo ascolta» (Salmo 137); «Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutti i peccati» (Col 2,12-14); «Chiedete e vi sarà dato» (Lc 11,1-13)

DI BRUNO FREDIANI

Il vangelo riferisce che spesso Gesù lasciava le folle volubili e interessate, i discepoli, litigiosi e incoerenti, e si ritirava in un luogo solitario o su un monte e «stava là, tutto solo» a pregare.

Non sappiamo cosa chiedesse al Padre, l'unica volta che i discepoli lo hanno sentito è stata nell'orto degli olivi, immediatamente prima del suo arresto e dell'inizio della passione.

Gesù non aveva nulla da domandare al padre, né pane, né perdono, né protezione, né favori. Ma possiamo immaginarci che alla presenza del Padre ridiventava se stesso e riscopriva la sua identità più profonda. La coscienza della sua filiazione lo riempiva di forza e di gioia, acquistava sempre di più la consapevolezza di essere il figlio prediletto che il Padre aveva ricolmato dei suoi doni.

La sua preghiera si effondeva in parole di confidenza e di tenerezza: «Padre, so che mi esaudisci sempre. Ti benedico, Padre; ti rendo grazie… tutto quello che è tuo è mio…»

Erano momenti così intensi che, quando tornava, i suoi discepoli lo vedevano raggiante, rinnovato, e si domandavano: «Dove è stato?», «Cos'è accaduto?». E qualcuno, forse, rispondeva: «È stato a pregare». Da qui nasce spontaneamente la domanda: «Signore, insegna anche a noi a pregare».

E Gesù insegnò una preghiera molto simile alla sua: «Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno…», ma adattata anche alle loro necessità: «Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione…». Una preghiera più da meditare che da recitare.

E poi, nello stile familiare che gli è proprio, Gesù racconta loro la storia dell'amico importuno e fa l'esempio di un padre che non dà cose cattive al suo figlio. Solo Gesù può parlare del Padre con quella familiarità tenera, con quel leggero umorismo. Solo lui può parlare del Padre con tanta confidenza. Quando si conosce bene qualcuno e si è sicuri di lui, si possono usare questi esempi, questi paragoni,  per metterne in evidenza presso una caratteristica essenziale, un modo di essere.

Una virtù viene così descritta come un' amabile debolezza, una qualità rara come una innocente mania.

Il Padre è così buono che sembra quasi un po' debole, è così tenero che non sa rifiutare, è talmente dedito a noi che si può fare di lui ciò che si vuole.

In realtà la sola cosa che si può domandare, la sola che Dio può donare è lui stesso, il suo Spirito, il suo amore. Questi doni sono vivi, attivi, sorprendenti, pericolosi per il nostro egoismo e la nostra pigrizia. Il dono di Dio ti porta a donare; il suo perdono ti induce a perdonare; il suo amore ti rende capace di amare come lui, fino alla passione e alla croce. Ci vuole attenzione e consapevolezza nel pregare; la vera preghiera potrebbe essere pericolosa,  è sempre esaudita!

Il Padre nostro una preghiera più da meditare che da recitare
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