Il Vangelo della domenica - Essere terreno fecondo per Gesù, il seminatore
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Il grano e la zizzania intrecciati nell'umanità

Domenica 19 luglio

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio»

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Le parabole sul «Regno dei cieli» significano che è Dio a governare come un «re» sia le realtà celesti sia quelle terrestri. Il Regno diventa «possibile» sulla terra, nonostante l’opera del maligno, sia nel quotidiano sia nel tempo futuro.
La vita diventa il teatro in cui si realizza e si compie il processo che porta alla realizzazione finale del pieno governo di Dio. Gesù ci ha insegnato l’invocazione: «venga il tuo Regno».
La parabola del grano e della zizzania descrive come «funziona» la vita quotidiana e la storia umana in quell’intreccio di bene e di male, che manifestano le contraddizioni di tutti.
L’inclinazione al male, comunemente chiamata «concupiscenza», effetto del peccato dell’umanità, causato dalla parola del serpente antico, aggredisce, quasi come l’edera il tronco degli alberi , con il rischio condurre l’uomo al fallimento.
Dio, da medico celeste, sa che strappare la zizzania può causare un danno, (nel caso del grano compromettere il futuro sorgere della spiga). Egli preferisce la via della «pazienza», sa aspettare i tempi di maturazione di tutti, ma nella Pasqua di Gesù ha già realizzato il suo Regno nella volontà salvifica verso tutti gli uomini.
Ci sarà il tempo della separazione. Nel Giorno di Dio zizzania e pesce cattivo saranno separati; nel frattempo, il Regno cresce come il piccolo seme di senapa o il pizzico di lievito. Realtà inizialmente piccole ma destinate a diventare grandi.
La separazione netta fra bene e male non spetta all’uomo, che invece è chiamato al combattimento, sostenuto e accompagnato dalla Grazia di Dio senza la quale è inevitabile la sconfitta.
Pazienza, fedeltà, umiltà sono le virtù che accompagnano il cammino dei discepoli sino al compimento, che sarà operato da Dio.
Un sottile nemico, figlio di una antica eresia, il pelagianesimo, che pretende la salvezza come opera dell’uomo, insidia il cammino dei discepoli. Nell’illusione di auto-salvarsi da soli (con le sole proprie forze) esclude la grazia della croce. Nessuno può salvare se stesso ma solo essere salvato dall’amore di Dio.
La Pasqua di Cristo è un seme nascosto nella storia e nella vita dei singoli, piccolo ma pieno della forza del Risorto.
Nella parabola del lievito si dice che è posto in «tre misure di farina».
Si tratta di una grande quantità, nella misurazione ebraica corrisponde a 13 litri di capacità, ma è la stessa che Sara impasta per la visita di Dio nella tenda di Abramo (Gn.18,6).
Da quella visita scaturisce per Abramo l’annuncio della nascita del figlio Isacco, quando ormai le forze vitali erano finite. Abramo credette, l’anno dopo è nato Isacco, che significa sorridere, gioire.
Il Regno di Dio chiede la fede di Abramo, la forza di Abramo. Anche il Patriarca ha sperimentato le debolezze, ma «credette contro ogni speranza», e per questo è diventato il «padre nella fede».

Il grano e la zizzania intrecciati nell'umanità
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