Commento al Vangelo
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Il vedere, via alla resurrezione

Domenica 15 aprile, 2ª domenica di Pasqua. Il verbo «vedere» nella scrittura giovannea è di decisiva importanza. Tre esempi: «E noi abbiamo contemplato-visto la sua gloria» (Gv 1,14); «E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato suo Figlio come salvatore del mondo» (1 Gv 4,14). In Giovanni l'atto del vedere equivale a conoscenza di Gesù come Figlio inviato dal Padre a salvare il mondo, questa la sua gloria, questa  la sua luminosa verità.
DI GIANCARLO BRUNI

Parole chiave: vangelo (644)

Domenica 15 aprile, 2ª domenica di Pasqua. Letture:  At 4,32-35; 1Gv 5,1-6; Gv 20,1-9.19-31

di GIANCARLO BRUNI
Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti

1. Il verbo «vedere» nella scrittura giovannea è di decisiva importanza. Tre esempi: «E noi abbiamo contemplato-visto la sua gloria» (Gv 1,14); «E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato suo Figlio come salvatore del mondo» (1 Gv 4,14). In Giovanni l'atto del vedere equivale a conoscenza di Gesù come Figlio inviato dal Padre a salvare il mondo, questa la sua gloria, questa  la sua luminosa verità. Il veggente diventa il testimone, ovviamente il vedere della fede: so a chi, a che cosa e perché ho creduto, per questo parlo. Credo nell'Inviato da Dio a rivelare Dio come amore e l'uomo come amato, e questo per sempre.

2. «Vedere» che nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni è strettamente legato all'evento della resurrezione. La Maddalena «vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro…vide due angeli… vide Gesù» (Gv 20,1.12.14) ma «non sapeva» (Gv 20,2.14). È il vedere che non approda alla conoscenza, costata dei fenomeni rimanendo chiuso al loro messaggio. Vi è poi il vedere che si consegna al silenzio, a uno stupore e a un timore che non sanno darsi risposta. È l'osservare taciturno di Pietro: «...entrò nel sepolcro e osservò» (Gv 20,6). In terzo luogo vi è un vedere che nel caso del discepolo amato diventa sapiente perché credente: «Allora entrò anche l'altro discepolo…e vide e credette» (Gv 20,8). È il vedere della fede, quello cioè che a partire da dati concreti e non da suggestioni di tipo psichico li sa cogliere alla luce della illuminazione interiore dono di Dio.

3. Noi non abbiamo visto la tomba vuota e neppure i teli e il sudario messi ordinatamente a parte, nè siamo stati oggetto delle apparizioni del Risorto; a noi è unicamente concesso di ascoltare la testimonianza di Maria Maddalena: «Ho visto il Signore» (Gv 20,18), e quella dei discepoli: «Abbiamo visto il Signore» (Gv 20,25). Un ascolto che ove accolto, evento di purissima grazia non disatteso dalla risposta della fede, rende veggenti dando avvio nel qui e ora della storia alla Chiesa fondata sull'annuncio dei primi testimoni oculari.

Il vedere, via alla resurrezione
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Borghini Ennio 05/04/2012 00:00
Il Santo Agostino ci dice: La Fede interroga, l'intelligenza risponde. Dio è l'innominabile, l'inconcepibile e l'indimostrabile perchè è Dio.
Ennio Borghini

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