Commento al Vangelo
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L'assunzione di Maria, chiave di lettura della fede

15 agosto.  20ª domenica del tempo ordinario. Assunzione della Beata Vergine Maria. l brano evangelico inizia con il contemplare Maria quale arca che contiene in sé la Presenza, un'arca di pace, che senza indugio si pone in viaggio verso la casa del sacerdote Zaccaria, della giusta e profetessa Elisabetta e del precursore Giovanni in vista del loro incontro con il Signore atteso, il benedetto frutto del grembo di Maria.
DI GIANCARLO BRUNI

Parole chiave: vangelo (644)

15 agosto.  20ª domenica del tempo ordinario. Assunzione della Beata Vergine Maria. Letture: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
«L'anima mia magnifica il Signore»
di GIANCARLO BRUNI
Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti

1. Il brano evangelico inizia con il contemplare Maria quale arca che contiene in sé la Presenza (Lc 1,39-45), un'arca di pace (Lc 1,40 = Lc 10,5), che senza indugio (Lc 1,30 = Lc 10,4) si pone in viaggio verso la casa del sacerdote Zaccaria, della giusta e profetessa Elisabetta e del precursore Giovanni in vista del loro incontro con il Signore atteso, il benedetto frutto del grembo di Maria. Un incontro nello stupore: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (Lc 1,43), nella gioia: «Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44), e nella proclamazione di Maria come «benedetta» (Lc 1,42) «e beata per aver creduto all'adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45).

Proclamazione-esclamazione nello Spirito (Lc 1,41-.42) che muove Maria al canto, al Magnificat (Lc 1,46-56), che è altresì gioiosa risposta al «Rallegrati» dell'angelo dell'annunciazione (Lc 1,28). E le ragioni del danzare, quello di Elisabetta e di Giovanni attorno all'arca come già il re David (2Sam 6,9.11.16), e dell'esultare, quello di Maria, non mancano. Sono le «grandi cose» operate dallo sguardo misericordioso di Dio sull'umile sua serva Maria: la decisione, mosso da benevolenza, di visitarla e di renderla creatura bella e graziosa in vista della nascita da lei del più bello tra i figli dell'uomo (Lc 1,28s.), il Sole inviato per guidare il cammino dell'uomo sulla via della pace (Lc 1,78-79).

2. Pagine altissime che svelano al contempo il mistero della Chiesa e del cristiano come umanità non orgogliosamente adagiata sul potere culturale, politico e economico (Lc 1,51-53), ma nella gioia  e chiamata a divenire il grembo-arca del Sole di giustizia partorendolo in ogni dove con la parola e la testimonianza della vita. In un sì (Lc 1,38) allegro (Lc 1,46) e ad alto prezzo (Lc 2,34).

3. È a partire da queste narrazioni evangeliche incastonate in tutta la Scrittura che la Chiesa orante, in sintonia con il criterio che vi sono verità chiaramente asserite nella Scrittura e verità che trovano il loro fondamento nell'insieme biblico, è pervenuta alla intelligenza di Maria come donna della dormizione, la morte convertita in sonno, e del transito come assunzione nel mondo di Dio. Maria, l'arca-donna (Gv 2,1-5; Ap 12,1) che ha accolto e generato il Sole alla terra, è dal Sole accolta e generata al cielo. Evento di purissima grazia, «cosa grande» opera dello sguardo di tenerezza e di misericordia di Dio che innalza gli umili. Evento che adempie la promessa di Cristo: «Vado a prepararvi un posto» (Gv 14,2), e che il Padre opera in virtù della potenza del Risorto «il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21). L'assunzione di Maria è il capitolo primo della resurrezione di Cristo. Evento che porta a compimento la configurazione di Maria a Cristo. I «predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio» (Rm 8,29) nel loro esistere lo devono essere altresì «nella morte, con la speranza di giungere alla resurrezione dai morti» (Fil 3,10-11).

Evento che costituisce Maria icona escatologica della Chiesa, dell'umanità e del cosmo, «primizia e immagine della Chiesa» recita il Prefazio. «La madre di Gesù - leggiamo nella Lumen Gentium 68 - sulla terra brilla come un segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in marcia, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (2Pt 3,10).
Maria diventa così la chiave di lettura della grazia: da Dio generata al mondo, da Dio resa creazione ricondotta alla sua bellezza originaria, da Dio costituita grembo della Parola, da Dio conformata a Cristo nel vivere, nel morire e nel sorgere e da Dio donata come immagine della creazione condotta al suo destino ultimo. E Maria diventa altresì chiave di lettura della fede, il sì, e in Maria ciascuno legga se stesso.

L'assunzione di Maria, chiave di lettura della fede
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