Commento al Vangelo
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Dal n. 44 del 10 dicembre 2006

L'attesa di Gesù è anche «tendere» verso di lui

10 dicembre, 2ª domenica di Avvento. Continua ad avvicinarsi il giorno in cui commemoreremo la duplice venuta del Cristo, quella già avvenuta, che fa parte ormai della storia, ma che noi riattualizzeremo con l'azione liturgica, e vivremo come avvenimento presente, e quella futura, escatologica e finale, che si realizzerà nell'incontro con Lui, un incontro sia universale, che riguarderà l'umanità intera, sia particolare, personale, che riguarderà ciascuno di noi.
DI MARCO DINO BROGI

Letture del 10 dicembre, 2ª domenica di Avvento: «Dio mostrerà il suo splendore in te» (Bar 5,1-9); «Grandi cose ha fatto il Signore per noi» (Salmo 125); «Siate integri e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Fil 1,4-6.8-11); «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Lc 3,1-6)

DI MARCO DINO BROGI
Continua ad avvicinarsi il giorno in cui commemoreremo la duplice venuta del Cristo, quella già avvenuta, che fa parte ormai della storia, ma che noi riattualizzeremo con l'azione liturgica, e vivremo come avvenimento presente, e quella futura, escatologica e finale, che si realizzerà nell'incontro con Lui, un incontro sia universale, che riguarderà l'umanità intera, sia particolare, personale, che riguarderà ciascuno di noi.

Questo incontro rimanga sempre al culmine della nostra mente, ed in modo speciale ora, in cui la liturgia c'invita a prepararci al Natale in uno stato d'attesa, che non può e non deve consistere in un atteggiamento passivo: il nostro deve invece essere un vero ad-tendere il Signore Gesù, un tendere verso di lui.

L'Evangelista Luca, iniziando il racconto della vita pubblica di Gesù e dei suoi primi incontri con le folle (Vangelo), ne indica con cura il contesto storico, e lo introduce con la predicazione del Battista.

Il Precursore ci sprona con severi moniti a prepararci a ricevere qualcuno ben più grande di lui (cf. Mt. 3,7-12); egli, come si esprimono i primi tre evangelisti, realizza con la sua missione le parole del Profeta Isaia, riprese, sia pure in altro contesto, dal Profeta Baruc (prima lettura), quando annunzia, Isaia, che una voce invita a preparare la via al Signore (cf. Is.,4,3s.).

Anzi, il Battista non solo realizza le parole del Profeta, ma addirittura si identifica egli stesso con quella voce profetica, la personifica, dato che è lui stesso a dirci, in tutta umiltà, che egli è soltanto quella voce (cf. Giov. 1,23), la Voce che annunzia l'arrivo della Parola Eterna, cioè del Verbo Incarnato, e che, dopo aver risuonato ai nostri orecchi, svanisce nel nulla.

Ed il Battista ci dice infatti che egli dovrà diminuire, fino a scomparire, per lasciare il posto al Signore, il quale deve invece crescere (cf. Giov. 3,30),

Questa voce ci sollecita a riempire i burroni e ad abbassare i monti ed i colli, a riformare i nostri costumi, a pentirci dei nostri peccati, a fare penitenza: ci invita ad operare nel nostro intimo, sul nostro carattere, sulle nostre abitudini, sulle nostre inclinazioni, al fine di eliminare gli ostacoli che impedirebbero al Signore di penetrare con la sua grazia nel cuore di ciascuno di noi.

Ed anche per noi, come per i Filippesi, ai quali era indirizzata la sua lettera (seconda lettura), prega l'Apostolo delle Genti, chiedendo a Dio di renderci sempre più capaci di discernere il bene dal male e di saper distinguere e scegliere sempre il meglio, in modo da essere trovati irreprensibili nel giorno di Cristo.

L'attesa di Gesù è anche «tendere» verso di lui
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