Commento al Vangelo
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L'invito a pregare «senza stancarsi»

21 ottobre, 29ª domenica del Tempo ordinario. Gesù narrò una parabola ai suoi discepoli per insegnare loro che si deve pregare sempre, «senza stancarsi». Dobbiamo saper attendere, pazientare, perseverare, nella fiducia e nella fede. La preghiera, prima che parola, è silenzio profondo per ascoltare e accogliere la Parola. Nelle relazioni tra persone si entra in comunione ascoltandosi.
DI BRUNO FREDIANI

Parole chiave: vangelo (644)

Letture del 21 ottobre, 29ª domenica del Tempo ordinario: «Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte» (Es 17,8-13); «Il nostro aiuto viene dal Signore» (Salmo 120); «Sia completo l'uomo di Dio e ben preparato ad ogni buona opera» (2 Tm 3,14-4,2); Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui» (Lc 18,1-8)

DI BRUNO FREDIANI

Gesù narrò una parabola ai suoi discepoli per insegnare loro che si deve pregare sempre, «senza stancarsi». Dobbiamo saper attendere, pazientare, perseverare, nella fiducia e nella fede.

Il tempo che va dall'ascensione al cielo di Gesù al suo ritorno alla fine dei tempi è tempo di fede e di preghiera. C'è una circolarità tra fede e preghiera: per pregare bisogna credere e per credere bisogna pregare.

La preghiera, prima che parola, è silenzio profondo per ascoltare e accogliere la Parola. Nelle relazioni tra persone si entra in comunione ascoltandosi. Così anche noi entriamo in comunione con Dio e ci disponiamo a fare la sua volontà ascoltandolo. Come la fede, anche la preghiera nasce dall'ascolto e può diventare azione di grazie, contemplazione piena di ammirazione, professione di fede, dichiarazione di impegno, domanda fiduciosa, abbandono filiale.

Anche la preghiera di domanda è una risposta all'invito di Cristo a «pregare sempre, senza stancarsi». Essa non è pretesa che Dio faccia quello che dovremmo fare noi, ma è riconoscere il limite della condizione umana, è costatare che la liberazione totale e la piena realizzazione di sé non dipendono unicamente dall'uomo. Presentare a Dio tutte le nostre necessità è sottoporle alla sua luce, vagliarle e purificarle alla sua presenza.

La preghiera di domanda è segno di fiducia in Dio. Quando siamo certi che una persona ci vuole veramente bene, con spontaneità le chiediamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che è buono. Il credente ha una fiducia così grande in Dio, che a Lui chiede tutto con semplicità e a Lui si rimette.

La parabole del giudice iniquo e della vedova ostinata richiamano la necessità di pregare senza perdersi di coraggio, senza lasciarsi cadere le braccia, anche se il Signore tarda e sembra sordo a tutte le nostre suppliche.

L'argomento di Gesù è semplice: se un giudice iniquo finisce per darla vinta alla vedova che insiste nella sua richiesta, quanto più Dio che è giusto ascolterà il nostro grido di aiuto.
La preghiera non è una richiesta di intervento immediato di Dio, o una formula magica che risolve i problemi, ma aderisce e accetta la libertà e la pazienza di Dio. La preghiera di domanda esemplare è quella di Gesù nel Getsemani: «Padre, se è possibile, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia ma la tua volontà». Il credente non vuole piegare Dio a fare la propria volontà, utilizzarlo per compiere i propri desideri, ma ottenere la grazia di conformare la propria volontà alla sua. Lui solo sa ciò che è veramente il nostro bene.

La preghiera di domanda, quando è autentica, è sorgente di impegno per cominciare a fare quello che chiediamo. Pregare per la pace spinge ad impegnarci per la pace; pregare perché cessino le sofferenze, spinge ad aiutare chi soffre. La preghiera non deresponsabilizza mai l'uomo, ma lo responsabilizza maggiormente.

Per questo la preghiera è l'atto più significativo del vivere cristiano.

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