Commento al Vangelo
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L’uomo cerca Dio, Dio cerca l’uomo

Domenica 6 gennaio, Epifania del Signore. Matteo 2,1-12: «Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”».

Parole chiave: Vangelo (623)

Senza voler entrare nelle disquisizioni esegetiche e storiche che l’episodio del racconto della venuta dei Magi pone, (ci sono interventi molto qualificati sull’argomento: cito, ad esempio, il libro di Benedetto XVI su L’Infanzia di Gesù), mi limito a coglierne due aspetti, forse inusuali, ma non per questo meno importanti. In questa solennità abitualmente si coglie l’insegnamento dell’universalità della salvezza portata da Gesù.

Tutti gli uomini, di cui i Magi sono la rappresentanza, sono beneficiari dell’opera salvifica di Gesù. Cosa certamente vera e la più chiara che possiamo trarre dal brano del vangelo di Matteo. Di questo brano, però, a me piace cogliere un altro aspetto non meno significativo. I Magi, con il loro cammino, ci dicono quanto è importante la «ricerca» di Dio. È importante anche per noi che abbiamo la grazia di dirci cristiani. Il rischio nostro, infatti, è quello di dare per scontato di essere credenti cristiani senza mai averne preso coscienza fino in fondo. Il Battesimo ricevuto da piccoli è stato certamente un grande dono, ma che (forse) neanche ora abbiamo compreso in tutte le sue implicazioni del «credere» e del «vivere».

È a questo impegno che il Papa ci richiama con l’indizione dell’Anno della Fede. Come i Magi anche noi dovremmo metterci in cammino per rifare o fare per la prima volta il cammino della fede proposto a noi nella sua interezza dal Catechismo della Chiesa Cattolica se non in tutte le sue singole enunciazioni, almeno nel suo impianto generale: di fede possibile (perché l’uomo è capace di conoscere Dio), di fede creduta, di fede celebrata, di fede vissuta, di fede pregata. Il «cammino» dei Magi ci aiuta a comprendere quanto il catechismo afferma nella sua prima parte relativa alla possibilità che l’uomo ha di conoscere Dio. L’esperienza dei Magi dice che si può arrivare ad «adorare il Bambino», se la ricerca umana di Dio si incontra con la ricerca Divina dell’uomo. Per i Magi, infatti, non è stato sufficiente seguire la Stella per giungere al luogo ove Gesù li attendeva. Hanno avuto bisogno delle Sacre Scritture, conosciute nel palazzo di Erode, per individuare esattamente la mèta del loro lungo viaggio.

In proposito mi vengono in mente le parole con le quali Giovanni Paolo II inizia l’enciclica «circa i rapporti tra fede e ragione». Scrive il Beato Pontefice: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso».

Giovanni Paolo II ci dice con chiarezza che per conoscere pienamente Dio abbiamo bisogno sia della ragione che della fede, come si evidenzia anche nel racconto dei Magi (la Stella sta per la ragione e la Sacra Scrittura per la fede). La ragione da sola non basta, e la fede da sola rischia di non essere sufficiente perché non riesce a dare ragione di se stessa. Inoltre il Papa Beato afferma un’altra verità estremamente importante: solo la conoscenza e l’amor di Dio ci permettono di conoscere la verità sull’uomo e, quindi, della sua dignità. Solo Dio è fondamento e salvaguardia della "dignità dell’uomo" e dell’inviolabilità dei suoi diritti, ad iniziare dal diritto della vita dal concepimento alla morte naturale. Solo coloro che credono in Dio o lo ricercano con cuore sincero, potranno mettere in cima alla scala dei valori l’uomo in quanto unico vivente che Dio ha voluto per se stesso, pertanto «fine» e mai «strumento» di qualunque azione che voglia dirsi veramente umana.

L’altro aspetto che volevo evidenziare del racconto matteano dei Magi è il «compiersi» del loro viaggio dopo aver incontrato il Bambino. Dice l’evangelista Matteo che «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Uno dei segni che abbiamo conosciuto e incontrato il Dio fatto uomo, consiste nella novità che ciò imprime alla nostra vita. Affermare di averlo incontrato e di credere in Lui senza che avvenga un qualche cambiamento o addirittura un capovolgimento nel nostro stile di vivere, potrebbe essere una contraddizione e, quindi, una bugia. Le feste di questo Natale, pertanto, a quale cambiamento nella nostra vita ci hanno condotto?

L’uomo cerca Dio, Dio cerca l’uomo
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