Commento al Vangelo
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La Parola di Dio «viene» anche su di te

9 dicembre, II domenica di Avvento. «La parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Luca 3,1-6)

Parole chiave: Vangelo (644)

In questo brano di Vangelo ciò che ci meraviglia è la precisione estrema con la quale l’evangelista Luca iscrive nella storia degli uomini l’ingresso «solenne» della parola di Dio. Un ingresso che non si ferma, evidentemente, a Giovanni Battista, ma include, soprattutto, la «venuta» della Parola, fatta  carne, Gesù di Nazaret. Un evento, quest’ultimo, che la Liturgia ci ha fatto contemplare ieri nella solennità della Immacolata Concezione, nel suo accadere «segreto» nel seno della Vergine, in attesa della celebrazione della sua nascita che vivremo con gioia al Natale. Nel partecipare alla Messa di oggi non tralasciamo di riflettere sulla ricchezza di quanto ci viene donato: la parola che ha portato Giovanni a dare inizio alla sua missione, per la quale era già destinato fin dal seno materno, la parola che si è incarnata in Maria, nuova arca dell’alleanza, la parola che ci viene donata come Corpo e Sangue «offerti» per la nostra salvezza. Una ricchezza di cui non abbiamo che da ringraziare, ma anche da accogliere e far fruttificare. La Chiesa, nel breve cammino dell’avvento, ci presenta due figure che ci fanno da guida nell’accoglienza fruttuosa della parola: Maria, la Madre, e Giovanni, il Precursore. Su queste figure avremo modo di tornare nelle due prossime domeniche, mentre oggi vorrei fermarmi sul pensiero di avvio di questo brano di vangelo di Luca e della mia riflessione.

Luca, dunque, ci dice che in «quel» preciso momento storico «venne la parola di Dio su Giovanni nel deserto». La parola di Dio, Dio stesso, quindi, viene nel mondo, «accade». E’ un evento della storia, mette la sua tenda in mezzo agli uomini e si fa loro compagno di viaggio. La dimensione storica precisa, che Luca ha voluto mettere all’inizio del suo vangelo, ci dice che Gesù di Nazaret non è un mito, non è la costruzione fantasiosa di uomini religiosi, che hanno voluto dare un substrato realista alle «parole in attesa» (le parole dei profeti) dell’Antico Testamento, bensì un evento storico alla pari di ogni altro, di cui noi abbiamo certezza. A me pare che debba essere questo il primo passo da compiere nel riprendere da capo il cammino di fede a cui ci invitano sia l’Anno Liturgico appena iniziato, sia l’Anno della Fede indetto da Papa Benedetto XVI. Infatti, se non ammettiamo che Dio possa entrare personalmente nella storia, è impossibile accoglierla e leggerla come Storia della Salvezza e, quindi, direbbe San Paolo, noi saremmo ancora nei nostri peccati, senza alcuna speranza di salvezza.

Noi, però, crediamo che questo «ingresso» di Dio nella storia non solo è possibile, ma che è avvenuto: Gesù di Nazaret ne è la dimostrazione. Felici noi che lo crediamo! Ma… lo viviamo? Ognuno di noi sente davvero che «la parola viene» anche a lui «oggi»? Che viene a voi genitori, che avete perduto vostro figlio o vostra figlia sulle vie perverse della droga e dello sballo? Che viene a voi, che avete visto portarvi via persone care o case o beni, da questi reiterati disastri atmosferici? Che viene a voi sacerdoti, che oggi  sentite la fatica di predicare il vangelo nel deserto di cuori inariditi, incapaci, così sembra, di percepire la sete di valori veramente umani? E voi, coniugi, che vivete la difficoltà di vita di coppia o la ferita della separazione o il dramma del divorzio, sentite la parola che viene per consolare, fasciare le ferite, dare speranza? E tu, giovane, forse l’unico che hai avuto il coraggio di leggere queste povere righe, nello scombussolamento e nel travaglio di mente e di cuore che stai vivendo, non senti, o almeno non pensi che la parola possa venire anche a te, che Dio possa bussare alla tua porta e ti chieda semplicemente di farlo entrare e di rimanere in tua compagnia? Che non sia Lui la risposta ai tuoi interrogativi più profondi e la felicità autentica a cui aspiri?

E mi fermo qui. Ognuno di noi può applicare a se stesso l’interrogativo e, nella fede, dare una risposta positiva, qualunque sia la situazione concreta che vive, perché Dio «viene» nel cuore di ogni uomo che lo invoca con cuore sincero e vi porta salvezza.

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