Commento al Vangelo
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La nostra liberazione è vicina!

3 dicembre, prima domenica di Avvento. Come è noto, l'anno liturgico non inizia il 1° gennaio, ma con questa prima Domenica d'Avvento, in cui più intensa diviene la nostra preparazione a ricevere il Cristo, anzi, ad andargli incontro. Dio, che era già entrato nella storia dell'umanità e, come leggiamo nel prologo della Lettera agli Ebrei (1,1), «aveva parlato nei profeti in una varietà e successione di modi», vi è entrato «in prima persona» duemila anni or sono, con la misteriosa Incarnazione del Verbo eterno; noi ci accingiamo ora a celebrare questa sua venuta, non come il ricordo d'un avvenimento passato e lontano nel tempo, ma attualizzandolo e rendendolo presente.
DI MARCO DINO BROGI

Da questa settimana, la rubrica di commento alle letture domenicali è curata da padre Marco Dino Brogi, arcivescovo titolare di Città Ducale. Nato nel 1932 nella comunità italiana di Alessandria d'Egitto, padre Brogi è entrato nel 1956 nella casa di formazione della missione egiziana dei Francescani toscani. Ha insegnato diritto canonico in Egitto e a Roma; è stato Nunzio Apostolico in Sudan e Delegato Apostolico in Somalia, quindi Nunzio Apostolico in Egitto e Delegato della Santa Sede presso la Lega dei Paesi Arabi fino al 2006. Attualmente è ospite della Casa di Formazione della Provincia Francescana Toscana nel convento di Fiesole.

Letture del 3 dicembre, prima domenica di Avvento: «Io farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia» (Ger 33,14-16); «Il Signore renda saldi e irreprensibili i vostri cuori al momento della sua venuta» (1 Ts 3,12-4,2); «La vostra liberazione è vicina» (Lc 21,25-28.34-36)

di Marco Dino Brogi
Come è noto, l'anno liturgico non inizia il 1° gennaio, ma con questa prima Domenica d'Avvento, in cui più intensa diviene la nostra preparazione a ricevere il Cristo, anzi, ad andargli incontro.

Dio, che era già entrato nella storia dell'umanità e, come leggiamo nel prologo della Lettera agli Ebrei (1,1), «aveva parlato nei profeti in una varietà e successione di modi», vi è entrato «in prima persona» duemila anni or sono, con la misteriosa Incarnazione del Verbo eterno; noi ci accingiamo ora a celebrare questa sua venuta, non come il ricordo d'un avvenimento passato e lontano nel tempo, ma attualizzandolo e rendendolo presente e, nel rivivere quest'evento con l'azione liturgica, proiettiamo il nostro pensiero verso il futuro e ravviviamo la nostra attesa della seconda sua venuta.

Ci disporremo così ad accogliere il Signore Gesù anche nella sua seconda venuta, quella nella gloria, ricordata in tanti passi del Nuovo Testamento, e che noi stessi proclamiamo nella celebrazione eucaristica, dopo la consacrazione delle Sacre Specie; essa avverrà alla fine dei tempi, di tutti i tempi, ma anche, quale incontro personale, al termine del tempo concesso a ciascuno di noi.

Il Profeta Geremia, predicendo il nostro riscatto, asserisce che Dio ha fatto nascere Gesù quale germoglio di giustizia sul vecchio e inaridito tronco di Davide (prima lettura), ed a lui unisce la sua voce l'Evangelista Luca, che preannunzia la nostra liberazione (Vangelo): dopo un periodo di timore e di sofferenza, provocati da sconvolgimenti apocalittici, verrà il Figlio dell'uomo nelle vesti di liberatore.
Egli verrà a liberarci da ogni sofferenza ed a rivelarci il vero volto di Dio, purché lo attendiamo ben svegli e pronti ad accoglierlo: a questo incontro, che si presenta agli occhi della nostra mente su vari piani, come avvenimento passato, come realtà presente, come evento atteso nel futuro, noi ci dobbiamo preparare chiedendo a Dio Padre nostro, come ci esorta oggi San Paolo nella sua lettera ai Tessalonicesi (seconda lettura), che ci faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, per rendere saldi e irreprensibili davanti a Lui i nostri cuori.
Solo così saremo degni di avere il Signore Gesù tra noi, il quale ci concederà la grazia di conoscere il Padre (cf. Giov, 14,9).

La nostra liberazione è vicina!
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