Commento al Vangelo
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Nel modo di operare dello Spirito Santo c’è una connotazione femminile?

Possiamo immaginare che anche lo Spirito Santo racchiuda in sé sia l’elemento maschile che quello femminile? chiede una lettrice. Risponde don Francesco Vermigli, docente di Teologia dogmatica alla facoltà teologica dell'Italia centrale.

La colomba dello Spirito Santo in San Pietro a Roma

Ho sentito dire che lo Spirito Santo, in ebraico, ha un nome femminile. È vero? Alcuni anni fa papa Giovanni Paolo I disse che Dio è anche madre. Possiamo immaginare che anche lo Spirito Santo racchiuda in sé sia l’elemento maschile che quello femminile?

Anna Galli

La signora si chiede se si possano attribuire caratteri maschili e femminili allo Spirito santo. L’abbrivio per questa ipotesi è il fatto, scrive, «che lo Spirito Santo, in ebraico, ha un nome femminile». Innanzitutto, precisiamo che quello che va sotto il termine ebraico ruah, non è applicabile semplicemente a ciò che la dottrina cristiana intende con Spirito santo, cioè la terza persona del Dio unico. Il termine indica genericamente la presenza di Dio (cfr. Gn 1,1) sul creato e nell’uomo e reca con sé il riferimento costitutivo al soffio del vento. Ora, il vocabolo in ebraico è effettivamente femminile ed è da questa constatazione che prende spunto la domanda. Per dire però che una sostanza immateriale - come nel caso dello Spirito santo - abbia un carattere connotato da un punto di vista sessuale, è necessario fare un’opera di adattamento non piccola. Evidentemente se dico che un ente immateriale ha caratteristiche sessuate, non intendo dire che ha una realtà sessuata; dal momento che la realtà sessuata è per definizione corporea.

L’unico modo per cui possiamo attribuire un carattere maschile o un carattere femminile ad una sostanza immateriale è considerare le opere che vengono compiute da tale sostanza, come assimilabili al modo d’essere femminile o al modo d’essere maschile. Di fatto, fece proprio questo Giovanni Paolo I (ripreso di recente anche da papa Francesco) quando disse che Dio è «papà, più ancora è madre» (domenica 10 settembre 1978); poggiandosi del resto su alcune suggestioni che provengono dalla Scrittura (cfr. Is 49,14-15 o Sal 131,2): il modo d’amare l’uomo da parte di Dio è assimilabile a un carattere femminile, meglio ancora ad un’indole materna.

Possiamo dunque dire che lo Spirito santo ha una connotazione femminile, come ci si chiede nella domanda? Innanzitutto, occorre notare che se ci chiediamo una cosa di questo genere, è perché abbiamo un’idea abbastanza definita di cosa sia il modo d’essere femminile. Se pensiamo a cosa contraddistingue l’indole femminile, possiamo rilevare elementi certamente culturali (per quanto riguarda il ruolo sociale riconosciuto nella storia alla donna) ma - e ben più radicati - elementi di carattere naturale, legati alla differenza sessuale. Torniamo alla questione: se guardo al modo in cui agisce lo Spirito nel mondo e nell’uomo, posso individuare caratteristiche femminili? Proviamo a rilevarne alcune.

Come lo Spirito santo è principio di unità nella Trinità e tra gli uomini, così la donna tende ad abbassare il livello del conflitto e a mirare alla riconciliazione nei vari ambiti della vita. L’opera dello Spirito santo è, poi, quella di una progressiva conformazione del cristiano a Cristo: anche qui si possono notare vicinanze alla cura femminile per la crescita e l’educazione dei bambini e dei più deboli. Soprattutto, l’identità propria dello Spirito santo è quella d’essere l’esondazione dell’Amore di Dio nel mondo: ed è della donna donare un amore generativo e fecondo. In conclusione, sembra che le caratteristiche dell’azione dello Spirito in molti punti siano vicine a ciò che individua il modo d’essere della donna nel mondo.

Francesco Vermigli

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