Commento al Vangelo
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Dal n. 24 del 25 giugno 2006

Non dobbiamo aver paura dei temporali

25 giugno, 12ª Domenica del Tempo Ordinario. Il rinnovamento liturgico di questi ultimi tempi ha comportato un'attenzione particolare a calare l'esperienza orante delle comunità nel contesto esistenziale di ciascuno di noi, tenendo conto perfino del ciclo stagionale dove ci si viene a trovare, durante l'anno. In queste domeniche siamo evidentemente in periodo estivo, quando al «solleone» può improvvisamente tener dietro una condensazione temporalesca dell'atmosfera, da far paura.
DI BERNARDINO BORDO

Letture del 25 giugno, 12ª Domenica del Tempo Ordinario: «Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine» (Gb 38,1.8-11); «L'amore di Cristo ci spinge» ( 2Cor 5, 14-17); «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» ( Mc 4, 35-41)
DI BERNARDINO BORDO
Il rinnovamento liturgico di questi ultimi tempi ha comportato un'attenzione particolare a calare l'esperienza orante delle comunità nel contesto esistenziale di ciascuno di noi, tenendo conto perfino del ciclo stagionale dove ci si viene a trovare, durante l'anno.

In queste domeniche siamo evidentemente in periodo estivo, quando al «solleone» può improvvisamente tener dietro una condensazione temporalesca dell'atmosfera, da far paura. La Parola di Dio ci avverte che questi scrosci furibondi, come l'ergersi minaccioso delle onde del mare, restano sempre sotto il controllo del Padre celeste (prima lettura).

Del resto, ogni tempesta della vita porta ad un rinnovamento, per cui se si vuole diventare «una creatura nuova» (perché «le cose vecchie sono passate» e «ne sono nate delle nuove»), ci si devono attendere prove dolorose e rischi vari (seconda lettura).

La constatazione parte dall'esperienza concreta della vita, dove neppure il più fortunato è in grado di evitare disagi, sorprese, spaventi, come destinato a perire, da un istante all'altro, fra i gorghi di un mare agitato e tenebroso (Vangelo).

L'episodio evangelico di questa domenica si staglia sugli squilibri atmosferici, prodotti dalla vicinanza delle cime innevate dell'Hermon al bacino del Genezareth, sprofondato a più di 200 metri sotto il livello del mare: immagine trasparente della nostra situazione, inseriti come siamo in un contesto moderno, reso più tempestoso dai ritmi frenetici della vita. La fedeltà al Signore, proprio per queste ragioni, è più esposta ad incrinarsi ad ogni urto, anzi ad annullarsi al primo schianto dell'onda sulla nostra imbarcazione.
Se non ci si mantiene stretti a lui; se non ci si prepara a percepire questa stretta anche nel tenebrore di una tempesta improvvisa, si rischia di gemere, pronti a rimproverarlo, anche noi con gli apostoli: «Maestro, non t'importa che moriamo?».

Non importa a lui, o non piuttosto a noi, che presumiamo di cavarcela sempre facendo leva sulle nostre risorse personali?

Durante il periodo della ferie, che dovrebbe risolversi in una pausa serena, in mezzo ad un'annata tumultuosa, possono infittirsi situazioni impreviste di urto e frustrazioni a non finire. Spesso la stessa psicologia del disimpegno estivo, ci rende più fragili e indisponibili all'accettazione di persone ed eventi che c'infastidiscono terribilmente.

Gesù ammonisce anche noi: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» Egli sapeva perfettamente che quegli esperti barcaioli conoscevano come nessun altro, la drammatica incapacità di cavarsela, fra certe tempeste di quel lago livido: per questo li invitava a dare più spazio alla fiducia nella sua assistenza che nella loro abilità nautica.

Non dobbiamo aver paura dei temporali
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