Commento al Vangelo
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Un solo Dio in tre persone, ecco il mistero della Trinità

Domenica 7 giugno
SANTISSIMA TRINITÀ
«Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui»

Percorsi: Bibbia - Liturgia
parola

La domenica dopo Pentecoste celebra il mistero di Dio: Unico e Trinità. La Chiesa ha fatto un lungo cammino storico per trovare il linguaggio idoneo a esprimere la sua esperienza di Dio, partendo dalla assoluta unicità dell’esperienza di Israele: «Egli è unico» ( Is. 45,5s), sino alla  scoperta, a partire da Gesù e dal dono del Paraclito, dove, nell’unicità di Dio, compaiono tre soggetti, il Padre, il Figlio e lo Spirito, uguali nella divinità, ma distinti sia come persone, sia nella missione, creazione, redenzione, e santificazione.
Tre percorsi per contemplare nell’adorazione e esprimere nella fede:
A) Il linguaggio. La Bibbia, per limiti di espressioni, non consentiva espressioni idonee per dire ciò che Israele prima e la Chiesa dopo stavano vivendo nell’incontro con Dio in Gesù. Sarà la cultura filosofica greca a fornire i concetti di natura, sostanza e persona.
La Chiesa comprese che unica era la natura e che tale natura sussisteva in tre soggetti (persone) uguali per natura ma distinti nell’io personale (soggetto). Per capirci, tutti noi abbiamo la stessa e unica natura umana, ciò che ci distingue è il nostro «io personale», per cui Pietro non è Paolo ma entrambi sono della stessa natura umana.
L’Occidente da questo dibattito teologico e culturale ha guadagnato il concetto di «persona», che grazie al cristianesimo, si è imposto nella cultura europea da allora.
B) La natura di Dio. San Tommaso insegna che si può cercare l’esistenza di Dio ma non si può sapere la sua natura in quanto non soggetta all’esperienza.
Il Nuovo Testamento rivela la natura di Dio: «Dio è amore» (1 Gv.4,8).
L’Amore autentico chiede un tu davanti a sé da amare. L’amore verso di sé si chiama egoismo. Dio è amore paterno, che genera davanti a sé un Figlio eterno. Padre e Figlio si amano in una relazione personale da cui spira, soffia, l’amore dono: lo Spirito Santo.
Così il Credo dei due Concili di Nicea (325) e Costantinopoli I (381): «Credo in un solo Dio...  un solo Signore... nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio... generato non creato della stessa sostanza del Padre... credo nello Spirito Santo, che è Signore... con il Padre e il Figlio è adorato...»
C) L’inabitazione della Trinità. Esperienza dimenticata e sconosciuta da tanti cristiani. Il Battesimo ci rende Tempio dello Spirito: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi?» (1Cor 6,19).
Dio abita il corpo dei credenti: «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
Egli è Colui che «ha fatto di te la sua casa» e ancora «Sii la sua casa, ed Egli sarà la tua casa: abiti in te e tu abiterai in lui» (S. Agostino).

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