Dante700 a cura di Franco Cardini

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"Quanto all’anno che verrà, anzi che sta venendo – primo del secondo decennio del secolo –, esso è già occupato dalla frondosa corona di lauro, dal gran naso aquilino e dal mento ossuto e puntuto dell’Altissimo Poeta". Il sempre piacevole tono semiserio, a sprazzi polemico, di Franco Cardini ha introdotto così, sulle pagine dell’ultimo numero di Toscana Oggi – e primo del 2021 – il tema delle celebrazioni per il settimo centenario della morte del Sommo Poeta. Ma il suo articolo è solo il primo di una nutrita serie: ogni mese ci presenterà alcuni dei suoi personaggi più famosi. Letture da non perdere e che dispiacerebbe non conservare: per questo alla fine dell’anno le raccoglieremo in un volume da donare ai nostri lettori in ricordo di quest’anno dantesco.

Dopo l’Annus Horribilis  2020, che degnamente concludeva il Triste Ventennio 2001-2020 apertosi con gli attentati negli Stati Uniti dell’11 settembre del 2001 e poi proseguito fra guerre, crisi politiche, crisi economico-finanziarie, dissesti e cataclismi per culminare nella pandemia, siamo tutti desiderosi di buoni auspici e di buone notizia.

La Divina Commedia fu composta a più riprese fra 1304 e 1321, durante l’esilio del poeta tra Lunigiana e Romagna. Il poema è diviso in 100 Canti raggruppati in 3 parti, dette Cantiche, che assumono progressivamente i nomi di Inferno, Purgatorio e Paradiso.

È dolce, in Toscana, l’inizio dell’estate: soprattutto là nella parte orientale, verso la Romagna, quando si comincia a salire verso quella che la gente del luogo chiama «l’Alpe»; e, in mezzo a colline che si fanno sempre di più «mezza montagna», tra Mugello e Casentino, si può arrivare sino alle falde del Falterona da cui nasce l’Arno.

Nella notte fra il 23 e il 24 agosto, il cielo si muta. Il sole è appena entrato nella Vergine, i venti estivi mutano, sul mare le bùccine delle conchiglie animate dal soffio dei tritoni hanno già intonato fino da qualche giorno prima – da quello dall’Assunzione di Maria, Stella Maris – la paurosa canzone delle bufere.

Un triste episodio di femminicidio di settecento anni fa, raccontato direttamente dalla vittima, una donna che in poche parole rivela la sua umiltà: chiede cortesemente a Dante di ricordarsi della sua storia, ma solo dopo aver riposato per il lungo cammino.

Beata Beatrix. Il nome d’un angelo, se ci fossero angeli femmina. Il nome di madonna Beatrice di Borgogna, la fedele consorte del nostro buon imperatore Federico, bionda come un campo di spighe d’oro e dolce come un’anfora di miele, dritta come una spada e dura come il diamante.