La parola del Papa
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Aprirci al «noi» della comunità

Mercoledì 6 giugno Papa Francesco, all’udienza generale, ha continuato la riflessione sul Sacramento della Confermazione, in particolare sugli effetti  del dono dello Spirito Santo che fa maturare i cresimati, portandoli a diventare, a loro volta, un dono per gli altri.

Percorsi: Papa Francesco

E’ proprio del dono dello Spirito Santo decentrarci dal nostro «io» per aprirci al «noi» della comunità: ricevere per dare. Completando nei battezzati la somiglianza a Cristo, la Confermazione «li unisce più fortemente come membra vive al corpo mistico della Chiesa».

La missione della Chiesa nel mondo procede attraverso l’apporto di tutti coloro che ne sono parte. La Chiesa siamo noi tutti! Dobbiamo infatti pensare alla Chiesa come un organismo vivo, composto di persone che conosciamo e con cui camminiamo e non come una realtà astratta e lontana. La Confermazione vincola alla Chiesa universale sparsa su tutta la terra, coinvolgendo però attivamente i cresimati nella vita della Chiesa particolare a cui essi appartengono, con a capo il Vescovo, che è il successore degli Apostoli. E questa incorporazione ecclesiale è ben significata dal segno di pace che conclude il rito della crismazione. Il Vescovo dice, infatti, ad ogni confermato: «La pace sia con te». Noi, nella Cresima, riceviamo lo Spirito Santo e la pace: quella pace che dobbiamo dare agli altri. La Confermazione si riceve una sola volta, ma il dinamismo spirituale suscitato dalla santa unzione è perseverante nel tempo. Non fineremo mai di adempiere il mandato di effondere ovunque il buon profumo di una vita santa, ispirata all’affascinante semplicità del Vangelo. Nessuno riceve la Confermazione solo per sé stesso, ma per cooperare alla crescita spirituale degli altri. Solo così, aprendoci e uscendo da noi stessi per incontrare i fratelli, possiamo davvero crescere e non solo illuderci di farlo.

Quanto riceviamo in dono da Dio dev’essere infatti donato - il dono è per donare - affinché sia fecondo e non invece seppellito a motivi di timori egoistici, come insegna la parabola dei talenti (Mt 25,14-30). Esorto i cresimati a non «ingabbiare» lo Spirito Santo, a non opporre resistenza al Vento che soffia per spingerli a camminare in libertà, a non soffocare il Fuoco ardente della carità che porta a consumare la vita per Dio e per i fratelli. Che lo Spirito Santo conceda a tutti noi il coraggio apostolico di comunicare il Vangelo, con le opere e le parole, a quanti incontriamo sulla nostra strada. Con le opere e le parole, ma le parole buone: quelle che edifcano.

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