La parola del Papa
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Camminare verso la porta

Mercoledì 1 febbraio Papa Francesco, all’udienza generale, ha iniziato a riflettere sulla speranza cristiana cominciando dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi. Quando Paolo le scrive, la comunità di Tessalonica è appena stata fondata e solo pochi anni la separano dalla Pasqua di Cristo.

Per questo, l’Apostolo cerca di far comprendere tutti gli effetti e le conseguenze che questo evento unico e decisivo, cioè la risurrezione del Signore, comporta per la storia e per la vita di ciascuno. In particolare, la difficoltà della comunità non era tanto di riconoscere la risurrezione di Gesù, ma di credere nella risurrezione dei morti. In tal senso, questa lettera si rivela quanto mai attuale. Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo che la nostra fede viene messa alla prova. Anche noi, dunque, abbiamo bisogno di ritornare alla radice e alla fondamenta della nostra fede, così da prendere coscienza di quanto Dio ha operato in noi in Cristo Gesù e cosa significa la nostra morte. Paolo di fronte ai timori e alle perplessità dei Tessalonicesi, invita a tenere salda sul capo, come un elmo, «la speranza della salvezza».

Quando si parla di speranza, possiamo essere portati ad intenderla secondo l’accezione comune del termine, vale a dire in riferimento a qualcosa di bello che desideriamo, ma che può realizzarsi oppure no. La speranza cristiana è, invece, l’attesa di qualcosa che già è stato compiuto; c’è la porta lì, e io spero di arrivare alla porta. Che cosa devo fare? Camminare verso la porta, sicuro di arrivarci. Anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti, quindi, non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo. Sperare significa imparare a vivere nell’attesa e trovare la vita. Sperare significa e implica un cuore umile, un cuore povero. Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sé e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sé stesso. Scrive ancora San Paolo: «Egli [Gesù] è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo sempre con lui» (I Ts 5,10). Queste parole sono sempre di grande consolazione e di pace. Anche per le persone amate che ci hanno lasciato siamo chiamati a pregare perchè vivano in Cristo e siano in piena comunione con noi. «E così per sempre saremo con il Signore» (I Ts 4,17). Tutto passa ma, dopo la morte, saremo con Lui per sempre. È la certezza totale della speranza.

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