La parola del Papa
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Corea: aprire processi di riconciliazione

Sabato 2 settembre Papa Francesco ha incontrato i capi religiosi coreani appartenenti al «Korean Council of Religious Leaders». Ha esordito ricordando quanto ebbe modo di dire, il 18 agosto 2014, a Seoul: «La vita è un cammino, un cammino lungo, ma un cammino che non si può percorrere da soli. Bisogna camminare con i fratelli alla presenza di Dio.

La Chiesa Cattolica non si stanca mai di incamminarsi sui sentieri, talvolta non facili, del dialogo e di promuovere in particolare il dialogo con le altre religioni. Il dialogo di cui abbiamo bisogno - ha proseguito il Papa - non può che essere aperto e rispettoso al tempo stesso; solo così sarà fruttuoso. Aperto, cioè cordiale e sincero, portato avanti da persone che accettano di camminare insieme con stima e franchezza. Rispettoso, perché il rispetto reciproco è la condizione e, allo stesso tempo, il fine del dialogo interreligioso: infatti è rispettando il diritto alla vita, all’integrità fisica, e alle libertà fondamentali, come quella di coscienza, di religione, di pensiero e di espressione, che si propongono le basi per costruire la pace, per la quale ciascuno di noi è chiamato a pregare e agire. Il mondo guarda a noi, ci esorta a collaborare fra di noi e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Ci vengono domandate risposte e impegni condivisi su vari temi: la sacra dignità della persona, la fame e la povertà che ancora affliggono troppe popolazioni, il rifiuto della violenza, in special modo quella commessa profanando il nome di Dio e dissacrando la religiosità umana, la corruzione che alimenta ingiustizie, il degrado morale, la crisi della famiglia, dell’economia, dell’ecologia e, non ultima, della speranza. Abbiamo dunque davanti un cammino molto lungo, da compiere insieme con umiltà e costanza, pe seminare la speranza di un avvenire in cui aiutare l’uomo ad essere più umano, un avvenire nel quale sia dato ascolto al grido dei molti che ripudiano la guerra e implorano maggiore armonia tra le genti. In questo senso ai Leaders religiosi è chiesto di aprire, favorire e accompagnare processi di bene e di riconciliazione per tutti: siamo chiamati ad essere banditori di pace, con parole che si differenziano dalla narrativa della paura e con gesti che si oppongono alla retorica dell’odio. Vedervi qui riuniti mi ha fatto tornare alla mente il mio pellegrinaggio nella bella terra di Corea, e all’amato popolo coreano per il quale non cesso di chiedere a Dio il dono della pace.

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