La parola del Papa
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Dio è con noi anche nelle prove

Mercoledì 1 maggio Papa Francesco, all’udienza generale, ha commentato la frase: «Non abbandonarci alla tentazione» (Mt 6,13).

Percorsi: Papa Francesco

Com’è noto - ha osservato il Papa - l’espressione originale greca contenuta nei vangeli è difficile da rendere in maniera esatta, e tutte le traduzioni moderne sono un po’ zoppicanti. Su un elemento però possiamo convergere in maniera unanime: comunque si comprenda il testo, dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo. La prova e la tentazione sono stati misteriosamente presenti nella vita di Gesù. In questa esperienza si è fatto completamente nostro fratello. Dio non ci ha lasciati soli, ma in Gesù Egli si manifesta come il «Dio-con-noi».

È con noi quando ci dà la vita, è con noi durante la vita, è con noi nella gioia, è con noi nelle prove, è con noi nelle tristezze, è con noi nelle sconfitte, quando noi pecchiamo, ma sempre è con noi, perché è Padre e non può abbandonarci. Se siamo tentati di compiere il male, negando la fraternità con gli altri e desiderando un potere assoluto su tutto e tutti, Gesù ha già combattuto questa tentazione: lo attestano le prime pagine del Vangelo. Subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, in mezzo alla folla dei peccatori, Gesù si ritira nel deserto e viene tentato da Satana, ma respinge ogni tentazione ed esce vittorioso.

Il Vangelo di Matteo ha una nota interessante che chiude il duello tra Gesù e il Nemico: «Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano» (Mt 4,11). Anche nel tempo della prova suprema Dio non ci lascia soli. Quando Gesù si ritira a pregare nel Getsemani il suo cuore viene invaso da un’angoscia indicibile - così dice ai discepoli - ed Egli sperimenta la solitudine e l’abbandono. La prova è tanto lacerante che capita qualcosa di inaspettato. Gesù non mendica mai amore per sé stesso, eppure in quella notte sente la sua anima triste fino alla morte, e chiede allora la vicinanza dei suoi amici: «Restate qui e vegliate con me» (Mt 26,38). Ma i discepoli, appesantiti da un torpore causato dalla paura, si addormentano. Nel tempo dell’agonia, Dio chiede all’uomo di non abbandonarlo, e l’uomo invece dorme. Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Quella notte di dolore di Gesù , di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia.

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