La parola del Papa
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Gesù illumina il mistero della morte

Mercoledì 18 ottobre Papa Francesco, all’udienza generale, ha voluto mettere a confronto la speranza cristiana con la realtà della morte, una realtà che la civiltà moderna tende sempre più a cancellare.

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Altre civiltà, prima della nostra, hanno avuto il coraggio di guardare la morte in faccia. Era un avvenimento raccontato dai vecchi alla nuove generazioni come qualcosa di ineludibile che obbligava l’uomo a vivere per qualcosa di assoluto. Recita il Salmo 90: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio» (v.12). Parole che ci riportano ad un sano realismo, scacciando il delirio di onnipotenza. Cosa siamo noi? Siamo «quasi un nulla» dice il Salmo 88. I nostri giorni scorrono via veloci: vivessimo anche cent’anni, alla fine ci sembrerà che tutto sia stato un soffio. Così la morte mette a nudo la nostra vita. Ci fa scoprire che i nostri atti di orgoglio, di ira e di odio erano vanità: pura vanità. Ci accorgiamo con rammarico di non aver amato abbastanza e di non aver cercato ciò che era essenziale. Gesù ha illuminato il mistero della nostra morte. Con il suo comportamento, ci autorizza a sentirci addolorati quando una persona cara se ne va. Lui si turbò «profondamente» davanti alla tomba dell’amico Lazzaro, e «scoppiò in pianto» (Gv 11,35). E allora Gesù prega il Padre, sorgente della vita, e ordina a Lazzaro di uscire dal sepolcro. E così avviene.

La speranza cristiana attinge da questo atteggiamento che Gesù assume contro la morte umana: essa è presente nella creazione, però è uno sfregio che deturpa il disegno di amore di Dio, e il Salvatore vuole guarircene.

A Marta che piange per la scomparsa del fratello Lazzaro, Gesù oppone la luce di un dogma: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?» (Gv 11,25-26). È quello che Gesù ripete ad ognuno di noi, ogni volta che la morte viene a strappare il tessuto della vita e degli affetti. Tutta la nostra esistenza si gioca qui, tra il versante della fede e il precipizio della paura. Siamo tutti piccoli e indifesi davanti al mistero della morte. Tuttavia, che grazia se in quel momento custodiamo nel cuore la fiammella della fede!

Gesù ci prenderà per mano, come prese per mano la figlia di Giario, e ripeterà ancora una volta: «Fanciulla alzati» (Mc 5,41). Lo dirà a ciascuno di noi: «Rialzati, risorgi». Questa è la nostra speranza dinanzi alla morte.

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