La parola del Papa
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Il cristiano non è profeta di sventura

Mercoledì 4 ottobre Papa Francesco, all’udienza generale, ha affermato che il cristiano non è un profeta di sventura. L’essenza del suo annuncio è l’opposto, l’opposto della sventura: è Gesù morto, per amore e che Dio ha risuscitato al mattino di Pasqua. Se i Vangeli si fossero fermati alla sepoltura di Gesù, la storia di questo profeta andrebbe ad aggiungersi alle tante biografie di personaggi eroici che hanno speso la vita per un ideale.

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Il Vangelo sarebbe allora un libro edificante, anche consolatorio, ma non sarebbe un annuncio di speranza. I Vangeli non si chiudono col venerdì santo, vanno oltre: Gesù risorge! Questo fatto inaspettato rovescia e sovverte la mente e il cuore dei discepoli. Perché Gesù non risorge soltanto per sé stesso, come se la sua rinascita fosse una prerogativa di cui essere geloso: se ascende al Padre è perché vuole che la sua resurrezione sia partecipata ad ogni essere umano, e trascini in alto ogni creatura. La resurrezione ci trasforma con la forza dello Spirito Santo. Gesù vuole testimoni: persone che propagano speranza, con il loro modo di vivere.

C’è un «di più» che abita l’esistenza cristiana, e che non si spiega semplicemente con la forza d’animo o un maggiore ottimismo. È come se i credenti fossero persone con un «pezzo di cielo» in più sopra la testa. Così il compito dei cristiani in questo mondo è quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa vitale a ciò che sembrava perduto per sempre.

Certo, qualche volta i discepoli pagheranno a caro prezzo questa speranza donata loro da Gesù. Pensiamo a tanti cristiani che non hanno abbandonato il loro popolo, quando è venuto il tempo della persecuzione. Sono rimasti lì, dove si era incerti anche del domani, dove non si potevano fare progetti di nessun tipo, sono rimasti sperando in Dio. Pensiamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle del Medio Oriente che danno testimonianza di speranza e anche offrono la vita per questa testimonianza.

Chi ha avuto la grazia di abbracciare la resurrezione di Gesù può ancora sperare nell’insperato. I martiri di ogni tempo, con la loro fedeltà a Cristo, raccontano che l’ingiustizia non è l’ultima parola nella vita. In Cristo risorto possiamo continuare a sperare. Chi ha Cristo al proprio fianco davvero non teme più nulla. Il cristiano è un missionario di speranza. Non per suo merito, ma grazie a Gesù, il chicco di grano che, caduto nella terra, è morto e ha portato molto frutto (Gv 12, 24).

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