La parola del Papa
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Il mistero del «Padre nostro»

Mercoledì 7 giugno Papa Francesco, all’udienza generale, ha voluto riflettere sul «Padre nostro».

C’era qualcosa di affascinante nella preghiera di Gesù - ha detto il Papa - di talmente affascinante che un giorno i suoi discepoli hanno chiesto di esservi introdotti. È allora che Gesù trasmette quella che è diventata la preghiera cristiana per eccellenza: il «Padre nostro». Tutto il mistero di questa preghiera si riassume in questa parola: avere il coraggio di chiamare Dio col nome di Padre. Lo afferma anche la liturgia quando, invitandoci alla recita comunitaria della preghiera di Gesù, utilizza l’espressione «osiamo dire». Infatti chiamare Dio col nome di Padre non è per nulla un fatto scontato. Saremmo portati ad usare titoli più elevati, che ci sembrano più rispettosi della sua trascendenza. Invece, invocarlo come Padre ci pone in una relazione di confidenza con Lui, come un bambino che si rivolge al proprio padre, sapendo di essere amato e curato da lui. Questa è la grande rivoluzione che il cristianesimo ha impresso nella psicologia religiosa dell’uomo.

Il mistero di Dio, che sempre ci affascina e ci fa sentire piccoli, però non fa più paura, non ci schiaccia, non ci angoscia. Forse è per questa ragione che evocando il centro del mistero cristiano, l’apostolo Paolo non se la sente di tradurre in greco una parola che Gesù, in aramaico, pronunciava «abbà». Per due volte San Paolo nel suo epistolario (Rm 8,15; Gal 4,6), tocca questo tema e per due volte lascia quella parola non tradotta, nella stessa forma in cui è fiorita sulla labbra di Gesù, «abbà», un termine ancora più intimo rispetto a «padre», e che qualcuno traduce «papà, babbo». Non siamo mai soli. Possiamo essere lontani, ostili, potremmo anche professarci «senza Dio». Ma il Vangelo di Gesù Cristo ci rivela che Dio non può stare senza di noi: Lui non sarà mai un Dio «senza l’uomo». Questa certezza è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del «Padre nostro».

Quando abbiamo bisogno di aiuto, Gesù non ci dice di rassegnarci e chiuderci in noi stessi, ma di rivolgerci al Padre e chiedere a Lui con fiducia. Tutte le nostre necessità, da quelle più evidenti e quotidiane come il cibo, la salute, il lavoro, fino a quella di essere perdonati e sostenuti nelle tentazioni, non sono lo specchio della nostra solitudine: c’è invece un Padre che sempre ci guarda con amore, e che sicuramente non ci abbandona.    

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