La parola del Papa
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La nostra esistenza sia laboriosa

Mercoledì 11 ottobre Papa Francesco, all’udienza generale, ha osservato che il Vangelo raccomanda di essere come dei servi che non vanno mai a dormire, finché il loro padrone non è rientrato. Questo mondo esige la nostra responsabilità, e noi ce la assumiamo tutta e con amore.

Percorsi: Papa Francesco

Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Noi siamo già stati salvati dalla redenzione di Gesù, però ora attendiamo la piena manifestazione della sua signoria: quando finalmente Dio sarà tutto in tutti. Nulla è più certo, nella fede dei cristiani, di questo appuntamento con il Signore, quando Lui verrà. E quando questo giorno giungerà noi cristiani vogliamo essere come quei servi che hanno passato la notte con i fianchi cinti e le lampade accese: bisogna essere pronti per la salvezza che arriva.

Il cristiano non è fatto per la noia; semmai per la pazienza. Ci sono persone che con la perseveranza del loro amore diventano come pozzi che irrigano il deserto. Se rimaniamo uniti a Gesù il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; e se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo. Dopo aver conosciuto Gesù, noi non possiamo far altro che scrutare la storia con fiducia e con speranza. Gesù è come una casa, e noi ci siamo dentro, e dalle finestre di questa casa noi vediamo il mondo. Perciò non ci rinchiudiamo in noi stessi, ma guardiamo sempre avanti, a un futuro che non è solo opera delle nostre mani, ma che anzitutto è una preoccupazione costante della provvidenza di Dio.

Tutto ciò che è opaco un giorno diventerà luce. Dio non ci delude mai. La sua volontà nei nostri confronti non è nebulosa, ma è un progetto ben delineato: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (I Tm 2,4). Per cui non ci abbandoniamo al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo. Chi reca speranza al mondo non è mai un persona remissiva. Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri. La persona remissiva non è un costruttore di pace, bensì un pigro che vuole stare comodo. Mentre il cristiano è un costruttore di pace quando rischia, quando ha il coraggio di portare il bene, il bene che Gesù ci ha donato.

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