La parola del Papa
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Dal n. 11 del 14 marzo 2004

Maria e Giuseppe, due sposi normali travolti dall'irrompere dello «straordinario»

di Luigi M. De Candido
Giuseppe, non temere di prendere con te Maria tua sposa» (Matteo 1,20). Furono necessarie parole come quelle registrate nel sogno per convincere uno «sposo promesso» a non mandare all'aria un matrimonio già concordato e organizzato. Entrambi i nubendi vivevano a Nazaret: Maria era una fanciulla illibata e normale come le coetanee tanto che la gente non registrava alcunché di straordinario; Giuseppe era un giovane rampollo della tribù di Giuda, discendente dal casato di Davide, apprezzato e versatile artigiano. Entrambi e la gente era pronti a una festa di nozze come una ordinaria tradizione comandava. Senonché irrompe quello «straordinario» che solamente loro coinvolge e che Maria comincia a comprendere nel solitario dialogo delle disponibilità: «lo Spirito santo scenderà su di te» (Luca 1,35); al quale Giuseppe dopo un pensoso arrovellarsi si arrende: «quello che è generato in lei viene da Spirito santo» (Matteo 1.20). Non è «normale» la soluzione indolore di un amore sponsale tradito. Giuseppe s'era accorto che Maria, prima che andassero a vivere insieme, si trovava incinta. L'evidenzia immediata non aveva bisogno di tante spiegazioni: la legge autorizzava la denuncia dell'adulterio e poi la condanna feroce a infamia e lapidazione; anche se era aperta la scappatoia del ripudio, ossia disdire il patto nuziale: ognuno a casa propria, non più sposi. Ma quel fidanzamento e quel matrimonio erano ammantati di «straordinario»: venivano guidati da un progetto di Dio via via confidato dall'alto e condisceso da entrambi, sposi davvero ma innovativi.

La normalità aveva condotto i due fidanzati alla soglia degli sponsali. La sponsalità di Giuseppe e Maria si staglia da quell'ordinario percorso allorché le separate consapevolezze dell'evento-incarnazione si accostano nell'accoglienza vicendevole così come ciascuno di loro era, in quanto individuo e custode del divino progetto. Tale vicendevole accoglienza è il culmine della sponsalità di Giuseppe e di Maria. Nella comunanza di vita Giuseppe e Maria anziché genitori insieme (lei è madre verginale; lui non è il padre), insieme sono veri sposi: un uomo e una donna che perseverano nella comunanza d'una quotidiana esistenza e nella comunione verso il futuro; un uomo e una donna gioiosi di reciproco amore.

Maria e Giuseppe, due sposi normali travolti dall'irrompere dello «straordinario»
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