La parola del Papa
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Maria, una donna che ascolta

Mercoledì 10 maggio Papa Francesco, all’udienza generale, ha osservato che Maria non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno un donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. E’ invece una donna che ascolta; c’è sempre un grande rapporto tra la speranza e l’ascolto.

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 Maria accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce. Fino a quel giorno, Maria era quasi sparita dalla trama dei vangeli: gli scrittori sacri lasciano intendere questo lento eclissarsi della sua presenza, il suo rimanere muta davanti al mistero di un Figlio che obbedisce la Padre. Però Maria riappare proprio nel momento cruciale: quando buona parte degli amici si sono dileguati a motivo della paura.

Le madri non tradiscono, e in quell’istante, ai piedi della croce, nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio. I vangeli sono laconici ed estremamente discreti. Registrano con un semplice verbo la presenza della Madre: lei «stava» (Gv 19,25). Maria «stava», semplicemente era lì. Maria «stava» nel buio più fitto, ma «stava». Non se ne è andata. Nemmeno lei conosce il destino di resurrezione che suo Figlio in quel momento apriva per tutti noi uomini: Maria è lì per fedeltà al piano di Dio di cui si è proclamata serva nel primo giorno della sua vocazione.

La ritroveremo nel primo giorno della Chiesa, lei Madre della speranza, in mezzo a quella comunità di discepoli così fragili: uno aveva rinnegato, molti erano fuggiti, tutti avevano avuto paura (At 1,14). Ma lei semplicemente «stava» lì, nel più normale dei modi, come se fosse una cosa del tutto naturale: nella prima Chiesa avvolta dalla luce delle Resurrezione, ma anche dai tremori dei primi passi che doveva compiere nel mondo. Per questo tutti noi la amiamo come Madre. Non siamo orfani: abbiamo una Madre in cielo, che è la Santa Madre di Dio. Perché ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, che nei momenti difficili dice al nostro cuore: «Alzati! Guarda avanti, guarda l’orizzonte».

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