La parola del Papa
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Tante religioni: tutte guardano al cielo

Mercoledì 3 aprile Papa Francesco, all’udienza generale, ha riflettuto sul suo viaggio apostolico in Marocco. Qualcuno può domandarsi - ha esordito - perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché ci sono tante religioni e come mai ci sono tante religioni? Perché Dio permette che ci siano tante religioni?

Dio ha voluto permettere questo: i teologi della Scolastica facevano riferimento alla «voluntas permissiva» di Dio. Egli ha voluto permettere questa realtà: ci sono tante religioni; alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano al cielo, a Dio. Ma quello che Dio vuole è la fraternità tra noi e in modo speciale - qui sta il motivo del viaggio - con i nostri fratelli figli di Abramo come noi, i musulmani. Non dobbiamo spaventarci della differenza: Dio ha permesso questo.

Servire la speranza, in un tempo come il nostro, significa anzitutto gettare ponti tra le civiltà. Per me è stata una gioia e un onore poterlo fare con il nobile Regno del Marocco, incontrando il suo popolo e i suoi governanti. Ricordando alcuni importanti vertici internazionali che negli ultimi anni si sono tenuti in quel Paese, con il Re Mohammed VI abbiamo ribadito il ruolo essenziale delle religioni nel difendere la dignità umana e promuovere la pace, la giustizia e la cura del creato, cioè la nostra casa comune. In questa prospettiva abbiamo anche sottoscritto con il Re un Appello per Gerusalemme, perché la Città santa sia preservata come patrimonio dell’umanità e luogo di incontro pacifico, specialmente per i fedeli delle tre religioni monoteistiche. Particolare attenzione ho dedicato alla questione migratoria , tra l’altro, proprio a Marrakech, in Marocco, nel dicembre scorso è stato ratificato il «Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare». Un passo importante verso l’assunzione di responsabilità della comunità internazionale.

La Chiesa in Marocco è molto impegnata nella vicinanza ai migranti. A me non piace dire «migranti»; a me piace più dire «persone migranti». Perché «migrante» è un aggettivo, mentre il termine «persona» è un sostantivo. Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo: usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi. Nella Cattedrale di Rabat ho incontrato i sacerdoti, le persone consacrate e il Consiglio ecumenico delle Chiese. E’ un piccolo gregge, in Marocco, e per questo ho ricordato, secondo il Vangelo, che ciò che conta non è la quantità, ma che il sale abbia sapore, che la luce splenda, e che il lievito abbia la forza di far fermentare tutta la massa.

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