Le idee

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Sull'entrata “a gamba tesa” di un vescovo sul caso Englaro, come l'aveva definita il «Corriere fiorentino», Pietro De Marco ha inviato al quotidiano fiorentino una riflessione indirizzata al suo direttore Paolo Ermini. Pubblichiamo qui, per i lettori di Toscanaoggi online, il testo integrale della riflessione del prof. De Marco.

L'auspicio del Papa per «una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica» sollecita alcune considerazioni e pone alcuni interrogativi sull'impegno politico dei cattolici; tema trattato a suo tempo con particolare maestria da Pier Antonio Graziani: Laicato cattolico e cultura politica, Portalupi editore, 2003, al quale si fa riferimento in queste riflessioni.
DI GIUSEPPE MATULLI

Il testo integrale della «lettera aperta» che il Ccit (Comitato Cattolico Internazionale Zingaro) ha inviato al Presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, con l'intenzione di rivolgersi a tutta la Conferenza episcopale italiana. La lettera è firmata dal presidente, don Pietro Gabella, dal vicepresidente Maryan, da Leon e Elisa Tambour, della segreteria, e dai due consulenti del Pontificio Consiglio: Claude Dumas e Karolina Mjliak.

Pubblichiamo il testo integrale del messaggio conclusivo del Colloquio «Il Mediterraneo per l'unità della famiglia umana», (leggi articolo) organizzato dalla Delegazione regionale dell'Azione Cattolica Italiana e tenutosi a Livorno il 30 marzo 2008.

Lo scorso 13 marzo abbiamo avuto notizia della morte di mons. Faraj Rahho vescovo cattolico caldeo di Mossul. Qualcuno ha indicato il luogo ove era stato sepolto il corpo del vescovo sessantasettenne rapito il 29 febbraio. Le cause della morte non sono ancora note; probabilmente le precarie condizioni di salute del presule non hanno sopportato lo stress del sequestro. Indubbiamente anche se non è stato tecnicamente ucciso, il rapimento può essere considerato la causa della sua morte.
DI PIERLUIGI CONSORTI

i sono spenti ormai i fari dei media sull'episodio del mancato discorso di Benedetto XVI all'Università della Sapienza di Roma, ed è pertanto possibile gettare uno sguardo più sereno, e soprattutto «accademico», sul significato di quell'«allargamento degli orizzonti della ragione» proposto da Benedetto XVI non solo nel suo magistero, ma in tutti i suoi scritti, fin da quando era professore all'Università di Monaco. E scopriamo allora, forse con sorpresa per quanti ritengono il magistero di Benedetto XVI alleato di una visione fondamentalista della fede, che viceversa viene proposta una così stretta alleanza tra la fede e la ragione, che essa viene denominata esplicitamente come esigenza di un «nuovo illuminismo».
DI GASPARE MURA

L'intervento del professor Pietro De Marco, pubblicato in sintesi nel numero del 6 gennaio scorso e integrale sul nostro sito (Teologia e fede dei semplici), ha suscitato la lettera (La solida fede delle persone semplici) di don Luca Mazzinghi, pubblicata integralmente sul numero del 20 gennaio. I due scritti hanno a loro volta suscitato altri interventi di amici e lettori di Toscanaoggi. Ne è scaturito un dibattito del quale ci sembra giusto e interessante, oltre che doveroso, rendere conto a tutti gli altri lettori.

Il penetrante giudizio di Gianni Baget Bozzo sull'enciclica Spe salvi è apparso con un titolo, La fede di semplici, che conferma un topos, un diffuso ed efficace argomento dell'intelletto “cattolico” interno ed esterno alla appartenenza ecclesiastica, contro le teologie della stagione postconciliare. Benedetto XVI ne emerge quale difensore della fede comune; come scrive Baget Bozzo, “questa enciclica del Papa conforterà dunque la fede dei semplici credenti, che hanno creduto alla vita eterna (…), quindi nell'immortalità dell'anima, con cui la Chiesa, fino a qualche decennio fa, aveva espresso il punto di contatto tra il tempo e l'eternità”.
DI PIETRO DE MARCO

Si discute molto della sicurezza nelle nostre città. Un tema spesso legato alla massiccia immigrazione registrata negli ultimi anni. Sulla «filosofia» del dibattito, ma anche sui provvedimenti concreti, interviene don Giovanni Momigli, parroco di San Donnino, parrocchia alle porte di Firenze con una fortissima percentuale di immigrati, soprattutto cinesi. Don Momigli è anche direttore dell'Ufficio diocesano fiorentino per la pastorale sociale e il lavoro.

Ospitiamo un intervento di Simone Siliani che prende spunto da un nostro editoriale dell'ottobre scorso(Rimotivare i laici in un impegno più culturale che politico). Siliani è stato assessore alla cultura del Comune di Firenze e prima ancora consigliere e presidente del Consiglio regionale. Nato a Firenze nel 1962, laureato in Lettere e filosofia, collabora da anni con la rivista «Testimonianze». È approdato alla politica attraverso l'esperienza dei movimenti pacifisti e la collaborazione con padre Ernesto Balducci.