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A proposito di un recente libro di Giuseppe Savagnone

Cattolici e politica: sono sette i nodi ancora da sciogliere

Ci fa un bel regalo, Giuseppe Savagnone, con il suo ultimo libro, I cattolici e la politica. Sette nodi da sciogliere, che non sarebbe male tenere nella sacca estiva e, soprattutto, leggere con una operazione (leggere un libro) di per sé ormai quasi stravagante, in particolare – spero di sbagliarmi – fra chi è impegnato proprio nella politica e nelle istituzioni.

Percorsi: Politica
Parole chiave: cattolici (279), Giuseppe Savagnone (1)

Comincia con una domanda («I cattolici sono destinati, in Italia, come già da tempo in altri Paesi europei, a una sostanziale irrilevanza politica?») e termina con una citazione sturziana che, forse, è uno fra gli elementi della risposta («Mi dedicai esclusivamente alla politica. Ne vidi i pericoli e piansi. Accettavo la nuova carica di capo del partito popolare con l’amarezza nel cuore, ma come un apostolato, come un sacrificio»). Nel mezzo una riflessione su alcuni «nodi culturali» che si frappongono fra il patrimonio potenziale di noi cattolici e la sua traduzione in effettive scelte operative.

Il viaggio di Savagnone, appoggiandosi anche a un inciso di Enzo Bianchi dal Risveglio dei cattolici nell’Italia malata, parte con una necessità: un atto penitenziale su cui «il mondo cattolico» dovrebbe esercitarsi per quelle che sono le sue responsabilità («Noi cattolici c’eravamo. Se non altro con le nostre omissioni e i nostri silenzi») in questi ultimi decenni di vita pubblica in un Paese, appunto, malato. E non se ne abbiano a male gli uomini di Chiesa, ma la responsabilità nel fallimento della cosiddetta «seconda Repubblica», il prof. non la limita soltanto ai laici più direttamente impegnati nella sfera politica.

Ma, soprattutto, si rindaga sullo spazio per il «ritorno» dei cattolici, su quel «bisogna fare qualcosa» per cui in molti siamo sospesi fra l’essere intrigati e l’essere impauriti, l’essere incerti e l’essere pronti.

Non piace, a Savagnone, e non piace a tantissimi di noi, l’ideologia della cosiddetta «fine delle ideologie» che poi è quella in cui siamo tutti immersi in un contesto dov’è l’individualismo ad aver stravinto avendo ucciso il bene comune. Un’ideologia, una cultura, a cui una sinistra-zapaterista non è in grado di replicare. Notevole – ad esempio nella Toscana che «sposa» le coppie omosex – la notazione sulla difficoltà, in uno Stato spogliato da ogni punto di vista morale rispetto alle opzioni individuali su vita/morte/famiglia, a porre vincoli morali davanti a frontiere come la giustizia sociale o la dignità dei lavoratori. Se in nome di un’assoluta autonomia degli individui per anni si è gridato «l’utero è mio e ne faccio ciò che voglio», con che diritto si potrebbe poi censurare l’uso che altri fa di altre parti del corpo di cui è altrettanto padrone? La domanda è del professore siciliano, ma non solo sua.

Poche speranze, per Savagnone, anche dalla destra che abbiamo conosciuto negli ultimi anni («Come rivendicare la dimensione etica dell’ordinamento giuridico quando, nel nome di un calcolo utilitaristico, si varano leggi che premiano i disonesti? E in nome di quali valori denunziare il relativismo della sinistra se si teorizza la sospensione del giudizio su comportamenti scandalosi di personaggi che, per il loro ruolo pubblico, hanno il ruolo di modelli per tutta la società, soprattutto per i giovani?»).

Da qui, da questo deserto, la sfida di rifare ciò che seppe fare la vecchia Dc nell’immediato dopoguerra: applicare la dottrina sociale cristiana ai problemi concreti della società per dar vita a uno («o più», nota con apparente indifferenza Savagnone) programmi politici concreti.

Da qui il discorso dei «nodi» che l’autore indica, biblicamente, in 7 con una opportuna citazione dalla Gaudium et Spes («Nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa») vista la scivolosità del terreno: alzi la mano chi, a partire dalla parrocchia, non si è trovato e non si trova in difficoltà a far riflettere sulla comune Appartenenza quando il discorso scivola sulle singole, talvolta assai distanti, appartenenze politiche…

Il senso della politica in rapporto al mondo cattolico e il problema dell’identità cristiana sono i primi due nodi. Il terzo e il quarto riguardano la nostra identità «italiana» e il tema dei valori non negoziabili. Si affrontano poi il bene comune e i laici nella scena politica. Per concludere con le possibili strategie offerte oggi ai cattolici italiani «per tornare a essere protagonisti nella vita politica».

Un libro che fa bene leggere da soli, magari in giorni di sosta. Ma soprattutto un libro che meriterebbe di essere meditato insieme: a partire dal livello parrocchiale (finiamola una volta buona con il timore che ragionare di politica porti solo a dividerci !) e da quello dei circoli (recuperiamo una migliore attenzione a questi temi. Per la serie: una slot in meno e un libro in più!).

Per arrivare, nella Toscana cattolica verso la sua prima Settimana Sociale, a noi cattolici che abitiamo una regione dalle evidenti caratteristiche di grande trasformazione.

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ALFREDONE, FIRENZE 18/10/2012 12:51
L'ESSERE UMANO E' LIBERO DI SCEGLIERE GRAZIE A DIO ,QUINDI FINTANTO CHE GLI UOMINI IMPERFETTI DELLA CHIESA NON CAPIRANNO DI ESSERE LORO STESSI IMPERFETTI, CONTINUERANO A GIUDICARE IN MODO IMPERFETTO E MALEFICO CIO' CHE DIO A VOLUTO FOSSE LIBERO.
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A nome del Gruppo Bethel rinrazio suor Stefania Baldini, don Fabio Masi, don Alessandro Santoro e don Giacomo Stinghi per aver chiarito la posizione loro e di molte persone cristiane in Italia attraverso una lettera così puntuale e lucida. Ce n'era bisogno. Gli articoli del catechismo della chiesa cattolica elencati poco sotto mettono in evidenza un fenomeno preoccupante, in Italia, riguardante il fatto che i vertici del Vaticano continuano a parlare dell'omosessualità dimenticando il messaggio evangelico d'amore e di accoglienza. Inoltre la chiesa di Roma in genere parla, da sempre, DELLE e DEGLI omosessuali senza parlare CON loro. Prima o poi questo pericoloso ed incivile stato di cose dovrà cambiare. Lidia Borghi
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Gino, Firenze 18/10/2012 12:48
Credo che il Vangeo di oggi sia illuminate per la stessa CHIESA di Pietro: "Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini" (Marco, 8, 33). Siamo sicuri che ciò che si scrive sull'omosessualità nel Catechismo della Chiesa Cattalica o in altri testi provenga da DIO? Non aggiungo altro. INTELLIGENTI PAUCA
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Gino, Firenze 18/10/2012 12:43
Salve. Concordo pienamente con il commento di Viviana, in quanto il Catechismo si discosta dal Vangelo; se l'uno pretende di impartire delle norme morali e delle lezioni di biologia, l'altro ci sorprende con delle parabole, che hanno, come chiave di lettura, l'Amore. Il peccato, l'imperfezione, o come voi scrivete "il disordine" sono parte integrante della natura umana; tuttavia, questi aspetti non hanno niente a che vedere con le differenti identità sessuali (inclusa anche la transessualità). La vita non è perfetta e Dio ci accompagna nel nostro cammino, tutti quanti noi, con le nostre molteplicità di vedute e di emozioni, anche se noi non ce ne accorgiamo. Inoltre, la fecondità non è solo capacità di procreare, ma anche di portare amore, sorrisi, speranza, laddove regna la disperazione. Concludo con una considerazione sulle amicizie disinteressate: se un mio amico o amica, in nome del Catechismo, provasse compassione per me, soltanto perché sono omosessuale e tentasse di farmi capire, indirettamente, che la mia sessualità è "disordinata" e "sbagliata", non potrebbe ritenersi mia amica o amico, poiché non agirebbe per il mio bene. Cordiali saluti. Gino Scarpelli da Firenze

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