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Cattolici e politica. Un movimento per un umanesimo che sia plenario

Nel dibattito su «cattolici e politica» interviene Leonardo Bianchi. La Dottrina sociale va presa nel suo complesso e non «à la carte» e occorre superare interessi particolari nel nome del bene comune, che esige rigenerazione e rinnovamento nelle classi dirigenti

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L'esito delle ultime elezioni, le conclusioni del Consiglio permanente della Cei, la «missione» di attuare l'Evangelii gaudium consegnata da Papa Francesco al Convegno ecclesiale nazionale del 2015 richiedono di affrontare, da laici, il tema di un'iniziativa politica cristianamente ispirata nel contesto socio-politico italiano.

La dispersione dei cattolici in diversi partiti ha finito per tradursi in una loro assai scarsa rilevanza sul piano delle scelte politiche. Si tratta di quella questione, determinante per lo stato della stessa democrazia italiana, che è stata espressa da una domanda «gridata» di buona politica e di fermo cambiamento da parte del popolo nelle scorse elezioni. Tale questione interpella con urgenza il mondo cattolico, ed in particolare un laicato inquieto, magari di quella sana inquietudine cui il Papa ha esortato la Chiesa italiana proprio nel Convegno ecclesiale.

Questo disagio va, dunque, interpretato, in un quadro politico al momento certamente fluido, con una visione progettuale «in positivo» ed una classe dirigente credibile per spirito di servizio al bene comune, onesta quanto a rettitudine di coscienza e comportamenti personali e preparata con competenza. Qui sta lo spazio - non apoditticamente, sbrigativamente e semplicisticamente liquidabile sostenendo che «non vi sia spazio alcuno per un «partito cattolico»» - per un'iniziativa politica di ispirazione cristiana che faccia rivivere, partendo dalla vita quotidiana delle persone e delle loro famiglie, la partecipazione alla vita pubblica della comunità!

Perciò, è essenziale che i cattolici assumano la consapevolezza, che loro compete, di dover evidenziare (pur nella pluralità dei carismi e nella laica distinzione dei piani) le ragioni e i contenuti tanto di una comunione a livello ecclesiale, quanto della più piena condivisione sul piano dell'impegno civile: ad essi per primi spetta di condividere il massimo comun denominatore costituito dall'insegnamento sociale cristiano! E ad una siffatta lettura sono, sì, invitate le aggregazioni laicali, ma in realtà, e da protagonista, tutto il popolo di Dio, non meno che gli uomini di vera buona volontà che si riconoscano in una certa visione di Uomo e di società.

Si tratta, sì, di alimentare in forma sempre più qualificata e diffusa i tentativi, che ci sono, di formazione ad una cultura politica di ispirazione cristiana, coscienti che la rigenerazione della società vada edificata in tutta la filiera della vita pubblica: lavoro, economia, impresa, credito, informazione, educazione, cultura, ma certamente anche nella politica, cui spetta assumere decisioni coerenti con questa visione sul piano normativo ed amministrativo.

Di pari passo, si rende, altresì, necessario l'allestimento di un'iniziativa politica d'ispirazione cristiana che muova dalla visione di Umanesimo plenario condensata in felice sintesi da Populorum progressio 14 («Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo»). Tale iniziativa merita una sua soggettività anche strutturale almeno come movimento (o, eventualmente, partito) politico, essendo i partiti soltanto strumenti della partecipazione politica, di cui i titolari sono e restano i soli cittadini (art. 49 Cost.).

Si tratta di interpretare e superare quelle tensioni che richiedono una visione politica progettuale ricavabile dalla Dottrina Sociale della Chiesa nel suo complesso e non «à la carte». Si tratta di superare interessi particolari nel nome del bene comune, che esige rigenerazione e rinnovamento nelle classi dirigenti, come già dieci anni fa diceva Papa Benedetto XVI nell'Omelia per la Visita pastorale a Cagliari («Maria vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile»). Si tratta pure di superare vieti collateralismi, che hanno pure di recente permeato il mondo cattolico, legati talora a sistemi di potere, per esprimere al meglio la capacità rigenerativa che nella politica va portata da una società capace a sua volta di rigenerarsi.

Si tratta in sintesi - prima che occupare spazi - di iniziare processi di rigenerazione effettivamente capaci di incidere sul sistema (IV parte, Evangelii gaudium) e di ideare un progetto di iniziativa politica che dia sostanza di pensiero e di azione a tal fine.

Nelle conclusioni al Consiglio permanente della CEI, il Presidente, Card. G. BASSETTI, ha precisato che, per uscire dalla notte invernale della politica, bisogna dar corpo ad un «progetto-Paese» che parta dalla nostra Costituzione, la quale va meglio conosciuta, fatta vivere, attuata e mantenuta attuale!

E’ con questo spirito e queste motivazioni, dunque, che va favorita, promossa e sostenuta, anche con incontri fra gruppi ed associazioni interessati e motivati ad un più diretto coinvolgimento, la costituzione di un movimento (o partito) politico tendenzialmente unitario di ispirazione cristiana.

*Vicepresidente del Collegamento sociale cristiano - Amici di Supplemento d'Anima

Per un errore il testo è stato pubblicato sul n. 14 di Toscana Oggi (datato 22 aprile 2018) privo degli ultimi tre capoversi. Qui appare nella sua versione integrale. Ce ne scusiamo con l'autore e i lettori.

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