Le idee
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Dal n. 17 del 1° maggio 2005

«Io, scienziato ateo, vi dico che l'embrione è vita»

di Francesco Zanotti
Angelo Vescovi è scienziato dal midollo fino alla punta dei capelli. Lo si capisce quando lo si incontra, anche per la prima volta. È convintissimo che con la scienza non si possa barare, tanto che si infervora moltissimo mentre dialoga di materie a lui molto care.

«Certe terapie – spiega Vescovi – non si possono neppure dire sperimentali. Parliamoci chiaro: c'è gente che ha creduto a un certo tipo di informazione pensando che la terapia con gli embrioni staminali, che non si può fare in Italia, potesse fare miracoli all'estero. E che con quelle terapie si potesse guarire».

Lei invece che è un esperto in materia dice che...

«Non ci sono terapie, nemmeno sperimentali, con le cellule embrionali».

Non ci sono riscontri?

«Assolutamente no. Basta fare una ricerca sulla letteratura scientifica».

Perché questo non viene detto?

«Io lo dico sempre».

Allora perché non passa?

«Perché un'affermazione come questa è pesante. Vuol dire andare controcorrente, sfidare le ideologie e far passare un messaggio che in realtà fa comodo a molti».

Perché lei, dottor Vescovi, lo dice così chiaramente?

«Faccio il ricercatore e allora ho la tendenza a fare una valutazione obiettiva degli eventi e a fare una affermazione basata sui fatti. Non faccio un'osservazione a favore o contro qualcuno. Faccio un'osservazione oggettiva: non esistono terapie con cellule staminali embrionali. Qualunque ricercatore alla domanda: “Mi scusi, può indicare una terapia sul paziente, anche sperimentale, che utilizzi cellule staminali o loro derivati?”, non può rispondere che: “Al momento non c'è”. E anche dire quando ci sarà, non è prevedibile».

Questa è l'opinione di un ricercatore cattolico…

«No, no, io non sono cattolico. Io sono ateo, ateissimo».

Quindi questa è l'opinione dello scienziato.

«Questi sono i fatti della letteratura scientifica».

Per capirci, con quanti embrioni si dovrebbe lavorare per poter avere qualche risultato?

«Non è quantificabile».

Però dovremmo lavorarci?

«Per ottenere cellule staminali embrionali l'unico modo è utilizzare degli embrioni. Stante la situazione, ora non c'è nessun bisogno di produrli appositamente, perché ci ha pensato qualcun altro prima di noi: ne hanno prodotti 300mila nel mondo e li hanno congelati. Questi embrioni congelati a un certo punto andranno incontro a decadimento. Non sappiamo esattamente quando questo avverrà, però è vero che a un certo punto moriranno, mentre le cellule rimarranno vive. Si dovrà stabilire una convenzione che dice: dopo questo stadio di congelamento, purtroppo saranno da eliminare. Prima di eliminarli si potrebbero utilizzare per fare delle cellule. Prima di arrivare a discutere questo, bisogna ammettere che l'embrione è vita, perché i fatti lo dimostrano».

Ma se l'embrione è vita, perchè questo è il vero punto controverso…

«Le opinioni sono controverse… Mi hanno detto qualche giorno fa: non può essere un ricercatore a dettare direttive sulla vita. Ho risposto: ma io non voglio dettare nessuna direttiva. Vi dico che cosa è vita umana, una volta che ve l'ho detto decidete voi come legiferare».

Quindi non è una questione di fede?

«La fede non c'entra proprio niente! È un problema di termodinamica. La vita che inizia è dimostrabile su basi di fisica classica, con numeri e formule alla mano. Non è una questione di opinioni. La vita inizia all'atto della formazione del nucleo diploide dell'essere umano, che contiene l'informazione genetica che caratterizza quell'essere, con la formazione dello zigote. La vita inizia con la fecondazione e finisce con la morte».

Allora, perché tutti si appellano alla questione di coscienza?

«La coscienza riguarda solo la terapia nei confronti dei malati. Abbiamo l'obbligo di sviluppare la migliore terapia per il paziente. Questo non lo discute nessuno. Il punto vero e problematico è che per cercare di sviluppare questa terapia, di cui non abbiamo nessuna certezza, mettiamo a punto una serie di procedimenti scientifici. La scienza è un'attività umana che come tale deve essere disciplinata dalle leggi dell'uomo e della società in cui vive».

Il cardinale Tonini dice: «Per gli animali vale la legge del più forte. Per gli uomini vale la legge che il più debole va tutelato».

«Nessuno penserebbe di prendere un bambino neonato e di estirpargli le cellule staminali. È istintivo, non ti viene. Nel momento in cui si passa all'embrione non c'è questa immediatezza dell'osservazione, della apparenza. Non appare, fisicamente, come quello che io, nella mia esperienza fuori dall'utero, cioè da neonato in poi, ho imparato a riconoscere come un essere umano. Quell'embrione è un essere umano, ma in uno stadio diverso come sono diversi tutti gli stadi dell'uomo. Io ho 42 anni, ma non sono uguale a quando avevo un mese. All'età di un mese non ero meno umano di ora: non sono i parametri morfologici che decidono la differenza, e nemmeno quelli funzionali».

Per difendere questa legge cosa bisogna fare?

«Attenzione, la legge non è perfetta. Secondo me va cambiata dal Parlamento in quei punti dove è perfettibile».

Lei si è sbilanciato nell'atteggiamento verso il referendum?

«Io non voglio che la legge venga estirpata in toto e per questo non parteciperò al voto referendario. Va mantenuta una serie di articoli e poi il Parlamento la migliorerà. Non ho mai visto una legge nata perfetta. Questa è una campagna ideologica, e nulla di più. Abbiamo dei personaggi, di cui non faccio nomi, in Commissione bioetica, che si sono arricchiti con la fecondazione assistita, e probabilmente hanno ancora interessi nelle cliniche. Allora, fategli dichiarare che non hanno alcun interesse economico, e poi possono sedere in Commissione bioetica. Non possiamo avere persone in Commissione bioetica, che prendono decisioni su questioni chiave come questa e poi ci guadagnano sopra».

«Io, scienziato ateo, vi dico che l'embrione è vita»
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Pietro Rosellini 29/07/2005 00:00
Mi sembra molto giusto il commento del medico di Bologna. Chi crede, come gli atei, nel meccanicismo determistico, sa per certo che l'embrione contiene tutti i cromosomi e geni del futuro uomo e quindi non può che essere obbligato a tutelare la vita sin dal suo inizio. Se uno è anche cristiano, non può far altro che lodare Dio di questa creatura perfetta che è l'uomo:
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enrico delfini 31/05/2005 00:00
sono un medico, e approvo ciò che dice Vescovi. E' proprio un ateo che deve riconoscere la vita umana dalla formazione del nucleo diploide. Con un paradosso, la Chiesa che crede nell'anima potrebbe stabilire che essa, che non sappiamo conoscere, si forma-crea ad un momento definito (14 giorni?; tre mesi? alla nascita?). Dal punto obiettivo dello scienzato, non c'è modo di porre un limite temporale o di altro tipo. Faccio notare che Vescovi, molto opportunamente, non usa i temini "uomo" "persona" "individuo", ma solo "vita umana". Guarda caso, proprio come papa Montini nell'encicliva Humanae vitae...
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Simone 31/05/2005 00:00
Ha ragione lo scienziato ateo: l'embrione umano è vita sin dalla fecondazione, esattamente come lo sono gli embrioni di cane o di gatto. Il problema è se abbiano coscienza e anima (problema che lo scinziato ateo evidentemente non si pone) che rendano loro diritti e dignità unmane.

Ha ragione lo scienziato ateo: c'è chi ha interessi economici nella questione. Per onor di cronaca da tutti e due gli schieramenti. Io ne conosco personalmente alcuni nel comitato scienza e vita (il promotore dell'astensione).

Totale 3 commenti

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