Lettere al Direttore
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Dal n. 8 del 24 febbraio 2002

Case chiuse, gli appelli non servono

Caro Direttore,
nel n. 3 di TOSCANAoggi (20 gennaio 2002), si è riaffacciato il problema della prostituzione: l'Associazione internazionale Fioretta Mazzei lamenta che, anche a livello governativo, si sia riaperto il ritornello della prostituzione legalizzata e, nella considerazione, più che giusta, che il male non potrà mai diventare bene per decreto legge, si auspica una presenza organizzata, cristianamente ispirata e coraggiosa: però, quale possa essere tale intervento da parte del governo, di qualsiasi governo, non viene spiegato.
Non credo che la quindicina di volontari della Caritas che di notte gireranno la Val di Magra per aiutare le ragazze a lasciare la strada, come cento altri progetti suggeriti in ogni parte d'Italia, otterranno gran che, al di là degli encomiabili propositi.
Ancora, nel n. 4 del 27 gennaio, si sostiene che l'unica strada per sconfiggere la prostituzione sia scoraggiare i clienti: anche qui, oltre alle esortazioni rivolte al presidente del Consiglio Berlusconi perché voglia difendere i valori cristiani se desidera veramente far del bene all'Italia, non si indica in che modo il medesimo possa realizzare tale esigenza. Tutti questi suggerimenti, come tutti gli altri che fioriscono da anime candide, pur pienamente condivisibili sotto il profilo etico, non si vede come possano trovare attuazione dal momento che il capo del governo non è un predicatore che si rivolge a fedeli, ma un governante che deve misurarsi con milioni di cittadini dalle più diverse tendenze; e dalle svariate pulsioni che non possono essere controllate per legge: ma davvero si ritiene che la prostituzione possa essere debellata, come propone don Oreste Benzi, con un decreto legge che punisca i rapporti sessuali con donne che si prostituiscono?
Il medesimo sostiene che è oscena e scandalosa l'ipotesi di riaprire le case chiuse: ha ragione; ma si domanda quale risultato abbia prodotto la loro chiusura, al di là della abolizione dello sconcio lucrare da parte dello stato sul mercimonio del corpo delle donne ivi ospitate? Quale risultato si sia raggiunto con l'applicazione degli ottimistici principi che hanno ispirato la legge Merlin se non quello di scaraventare sulla strada migliaia di creature esponendole alle violenze di clienti incontrollati, ai ricatti dei loro cosiddetti protettori e agli sberleffi di migliaia di automobilisti vigliaccamente seduti nelle loro confortevoli macchine?
Io quando percorro qualsiasi strada – perché, inutile negarlo, l'Italia è divenuta un bordello pubblicamente offerto agli occhi di tutti – e vedo centinaia di queste disgraziate stazionare per intere notti, all'addiaccio, in attesa di clienti, provo lo stesso pugno allo stomaco che avverto quando vedo nelle tarde serate invernali, sotto gli eleganti portici delle grandi città, dei poveri vecchi sdraiati sul pavimento. coperti da teli di cartone, mentre signore impellicciate e i loro eleganti partner passeggiano indifferenti: è questa la civiltà di cittadini che sembrano preoccupati unicamente di salvaguardare questioni di principio? Se sono convinti di essere a posto con la loro coscienza continuino a teorizzare proposte che in migliaia di anni non hanno trovato attuazione: il che, piaccia o no, vuol pur dire qualcosa!
Non è con il salvare la facciata cioè con l'impedire allo Stato di regolamentare il problema invocando inutili crociate per rendere puri gli uomini e soprattutto le donne, che si risolve il problema!
Gian Carlo Molignoni
Carrara

Proviamo a seguire il discorso portato avanti dal nostro lettore: che la prostituzione sia un male non ci sono dubbi, però poiché la storia ci dimostra che è impossibile eliminarla, tanto vale che lo Stato la regolamenti, controllandola, garantendo standard di sicurezza per le donne e per i clienti e togliendo così dalle strade uno spettacolo indecoroso.
Trovo questo modo di ragionare assai pericoloso, perché allo stesso modo lo si potrebbe poi applicare anche ad altri problemi endemici della nostra società, come la tossicodipendenza o la corruzione nella pubblica amministrazione. È vero, da che l'uomo è uomo sono sempre esistite tante altre nefandezze, dai furti, alle rapine, dalle violenze di ogni tipo allo sfruttamento del più forte sul più debole... Ma ci dobbiamo arrendere a tutto perché le leggi non riescono ad impedire il male? E a quelle adolescenti albanesi stuprate e vendute come schiave per soddisfare a pagamento i «bisogni» di onesti padri di famiglia cosa diciamo? «Scusateci, ma le pulsioni non possono essere controllate per legge»?
Don Benzi lo ha detto con forza in tutte le sedi anche in quelle istituzionali: il fenomeno della prostituzione, specie ai danni di immigrate, tenute di fatto in forma di schiavitù, può essere debellatto con normali misure di contrasto, purché lo si voglia. Lo dimostra l'esperienza di Rimini dove per le strade non si vedono più prostitute.
Qui non si tratta di ipotizzare uno stato retto da norme religiose che proibiscono il commercio sessuale perché peccaminoso. Molto più laicamente si tratta di impedire che ci sia chi lucra su queste cose e che una donna diventi una schiava.

Case chiuse, gli appelli non servono
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