Lettere al Direttore
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Dal n. 3 del 20 gennaio 2002

«Case chiuse», le donne alzino la loro voce

Caro Direttore,

ci risiamo. Con la regolarità di un'infezione esantematica che ogni anno si riaffaccia, anche agli inizi del 2002 si è cominciato ad agitare il ritornello della riapertura delle case chiuse, cioè della legalizzazione della prostituzione. E stavolta è lo stesso presidente del consiglio Berlusconi a farsene banditore.
Intanto osserviamo che nei mesi scorsi e negli anni immediatamente precedenti, proposta analoga era venuta (ed è stata ora ribadita) da ambienti e personaggi appartenenti a schieramenti politici differenti e – si dice – opposti: da Sgarbi alla Bellillo, alla Turco allo stesso prefetto di Firenze, per citare solo i primi che ci affiorano alla mente.

A noi sembra di dover avanzare alcune considerazioni:
1) tutti questi personaggi ed ambienti, pur diversamente collocati sul piano politico sono estranei all'umanesimo biblico e cristiano perché caldeggiano sostanzialmente una forma di schiavitù delle donne (pur con diverse e speciose argomentazioni). E la desolazione è massima quando si tratta di donne (politiche) a sostenerla. Pensi un po' a quali esiti ignobili è giunto ad approdare certo sedicente femminismo!

2) La «proposta» in questione trasuda poi un maschilismo rivoltante: ci si renda conto o no, si chiede di legittimare di nuovo il «libero commercio» del corpo della donna (ma in tempi di «globalizzazione», come stupirsi?); di avere su di essa ogni disponibilità; facendone una cosa, un oggetto a proprio piacimento.

In realtà, caro Direttore, questo non è che l'ultimo passo di quella cancellazione della dignità della donna di cui l'aborto è il precedente più grave e clamoroso e di cui le volgari e stupide trasmissioni tv (dal grande fratello alle donnine dalla povera carne superesibita nello show di Panariello) non cessano di dare prova violenta: sì, violenta, perché entrano nelle case e nelle coscienze deformando e infangando i valori umani più sacri per la vita di tutti(a proposito: solo il burqua sarebbe più barbaro?)

3) La proposta in questione poi, sbagliata e retrograda da qualunque parte provenga, si rivela un tassello aggiuntivo di quella «cultura di morte» e, aggiungerei, del nulla, del cupio dissolvi, contro la quale il Papa non cessa di mettere in guardia i cristiani e di animarli ad un'opera di ricostruzione, forte e pacifica, delle coscienze e della società umana.

Che fare? Intanto, levare alta la nostra voce e dire un no, forte e chiaro, come quello di Giovanni Battista davanti ad Erode: «Non è lecito».
La prostituzione non deve in alcun modo essere legittimata perché presuppone ed implica la servitù morale e fisica delle donne coinvolte e la degradazione dei signori maschi di cui nessuno parla ma che, come minimo, diventano complici, anche se più o meno inconsapevoli, degli sfruttatori. È possibile prevenirla, come la passione, l'esperienza e le proposte avanzate da don Oreste Benzi, ad esempio, non cessano di suggerire.

Tutti sappiamo infatti che i problemi possono essere quantomeno limitati e avviati a soluzione, solo che si abbia davvero la volontà di farlo!
Il male non potrà mai diventare bene per decreto-legge. In casi come questo avvertiamo in modo ancor più urgente la necessità di una presenza organizzata, anche politica, cristianamente ispirata e coraggiosa; perché se i problemi di una società non vengono affrontati avendo come criterio-cardine il valore intangibile della persona, le risposte date rischiano solo di aggravare lo stato delle cose.

Noi, che ci richiamiamo all'esempio umile e alto di una grande donna, Fioretta Mazzei, non potevamo tacere e nel suo nome invitiamo anche le altre associazioni cattoliche, specie femminili, e i movimenti ad alzare la loro voce e a gridare che proposte di questo tipo sono solo un'inaccettabile infamia.

Ci uniamo anche, con fiducia, alla risposta della Chiesa, nelle sue varie ed ordinate componenti: dai laici cristiani, al clero, ai nostri Pastori, confidando di sentirla sempre più forte ed a tutti comprensibile.

In un tempo come il nostro, che non si perita ad insidiare e violare persino i bambini, la battaglia per la difesa dei piccoli e dei deboli ( e donne e bambini lo sono certo) è la prima che dobbiamo affrontare e, con l'aiuto di Dio che ha fatto la persona umana «a sua immagine e somiglianza», vincere.

Per l'Associazione Int. Fioretta Mazzei
Giovanna Carocci, Anna Maria Burdassi,
Gioia Del Perugia, Angela Pieraccioni,
Anna Maria Mori

Condivido pienamente questo appello. Come ha giustamente osservato don Oreste Benzi, che di queste cose se ne intende, la proposta di riaprire le «case chiuse» che ciclicamente torna alla ribalta è «oscena e scandalosa».

«Case chiuse», le donne alzino la loro voce
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