Lettere al Direttore
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Chi difende la vita non guarda all’indietro, guarda al futuro

Abbiamo ricevuto diverse lettere a proposito delle ferme parole di papa Francesco per condannare l'aborto e delle polemiche che ne sono seguite in questi giorni. Ne pubblichiamo alcune.

Percorsi: Aborto - Papa Francesco
Una scritta inneggiante all'aborto libero

Il Papa all’udienza di mercoledi 10 ottobre ha chiamato omicidio l’aborto volontario. Così ha chiuso la bocca ai soliti relativisti che sempre tentano di tirare il Papa per la tonaca per interpretarlo a loro piacere. Ora i cattolici non ne discuteranno più e, sempre più, useranno la legge 194 unicamente come salva vite a tutela della donna e dei nascituri. Quello che preoccupa è l’aver sentito un commento in un telegiornale che diceva sostanzialmente: così il Papa avrà fatto felice l’ala tradizionalista cattolica. Ma che accidenti di ala? Non esistono cattolici tradizionalisti e cattolici relativisti specie circa l’aborto. O si è cattolici a tutto tondo, o si è relativisti e quindi non cattolici. Non si può servire a due padroni. È chiaro da oltre duemila anni.

Gian Carlo Politi

Egregio direttore, dopo le parole forti di papa Francesco contro l’aborto, mi è venuta questa riflessione. Come si può amare così profondamente i bambini profughi o clandestini che giungono nel nostro paese e nel contempo accettare di uccidere i nostri bambini prima di nascere. Noi attuiamo una discriminazione, uccidiamo i nostri e accogliamo, a mani aperte, i bambini di altri paesi. Altra riflessione. Il Dio creatore ha fatto il nostro mondo con determinate leggi che noi uomini non possiamo cambiare. L’Africa agli africani, l’India agli indiani ecc. Le razze non si possono mescolare ogni razza ha una sua caratteristica inconfondibile. Bisogna dialogare, scambiare informazioni culturali e scientifiche e collaborare. Le invasioni organizzate per distruggere la famiglia, l’identità nazionale e la nostra fede portano certamente prima o poi ad una guerra civile.

Roberto Lombardo

Il Papa ha nuovamente condannato l’aborto volontario (e la cosiddetta eutanasia) sotto qualsiasi forma e lo ha fatto senza «se» e senza «ma» mettendo fuori gioco tanti di quelli che volevano  arruolare il Papa nella cosiddetta parte laica. Si erano illusi. Il Papa fa il Papa sempre e comunque. I suoi nemici vecchi e nuovi invocano lo stato cosiddetto «laico»;  è normale in tutto il mondo. Ma laico cosa vuol dire? Vuole dire «non confessionale». Ma l’omicidio di un essere umano (maschio o femmina che sia) sotto forma di feto o di embrione è o non è un omicidio? In termini oggettivi lo è; c’è il cadavere. Gli omicidi sono condannati anche dagli stati laici. Essere laici significa semplicemente non avere fedi religiose, ma non significa tifare per il nazista Doktor Mengele che operava omicidi selettivi di regime.

Lettera firmata

Non è giusto «fare fuori» un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario per risolvere un problema». Queste le parole di Papa Francesco, riguardo all’aborto. Ora, è più che giusto che un papa persuaso che l’aborto sia un peccato, lo dica pubblicamente. È più che giusto, ma non è giusto che dica cose non vere, che faccia paragoni offensivi e verso i medici e verso le donne. Non si può paragonare una donna, alle volte una ragazzina, che magari ha fatto ricorso all’aborto per necessità, per disperazione, ad un delinquente che paga un sicario per commettere un omicidio. Possibile che ad un uomo buono e sensibile sfuggano le differenze? Il Papa ha fatto lo stesso errore grave che fece Giovanni Paolo II, quando con sconcertante disinvoltura mise l’aborto sullo stesso piano del delitto commesso da Caino. Trascurava il particolare che all’origine del fratricidio biblico, c’erano la gelosia, l’ira, l’odio profondo, sentimenti che non possono essere, ovviamente, all’origine dell’aborto. Al Papa sfugge che il concepimento di norma è una grazia, ma può anche essere una disgrazia che sconvolge la vita di una donna, alle volte di una bambina. Il concepito di norma è un dono, ma può essere una mazzata, di norma è il benvenuto, ma può anche essere un intruso assolutamente non desiderato. Bisogna sempre ricordare quando si parla di aborto, che la persona che vi ricorre non vuole uccidere (verbo improprio) l’embrione, ma liberarsi al più presto di qualcosa che le sconvolge la vita. Riguardo ad embrioni portatori di gravissime malformazioni che li condannerebbero ad una morte prematura e ad inutili sofferenze, l’aborto diventa legittima difesa a suo favore. In questo caso si abortisce per amore.

Renato Pierri

Verona ha approvato una mozione di anti-aborto che impegna il sindaco e la giunta a sostenere iniziative per la prevenzione dell’aborto. Manco si trattasse di un fatto di cronaca nera, il caso è diventato nazionale. Valanghe di fango sono volate sui proponenti, in particolare su Alberto Zelger e sulla capogruppo del Pd Carla Padovani, rea di aver votato a favore. Stendendo un velo pietoso sul concetto di democraticità dimostrato dai vertici del Partito Democratico (vogliono la testa della Padovani per lesa maestà ai diritti dell’utero), è importante sapere cosa dice la Scrittura (quindi parola di Dio) a riguardo della vita nascente. Premesso che l’aborto viene sanzionato dalla Sacra Rota con la scomunica, il profeta Geremia, riportando le parole che furono rivolte a lui da parte di Dio stesso scrisse: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato» (Ger 1,5). Allo stesso modo parlò Giobbe, quando descrisse la sua vita intrauterina: «Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto integro in ogni parte, di pelle e di carne mi hai rivestito, di ossa e di nervi mi hai intessuto» (Gb 10,8-11). Medesimo concetto espresso dal profeta Isaia: «Ascoltatemi, udite attentamente, il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome» (Is 49,1). Parole lapalissiane che ogni essere umano, al di là delle ideologie, delle sensibilità e delle divisione politiche, dovrebbe fare proprie. Se così non è, non rimane che interrogarsi sul mistero di iniquità (il maligno?) che attanaglia l’uomo sin dalla notte dei tempi.

Gianni Toffali

La vicenda della mozione del Consiglio comunale di Verona, ma soprattutto le parole di Papa Francesco hanno riaperto il dibattito e le polemiche sull’aborto. Anche i nostri lettori hanno sentito il bisogno di esprimere la propria opinione. Lasciamo pertanto più spazio possibile alle lettere in proposito, anche se non tutte sono concordi nemmeno con il Papa. Eppure, le parole di Francesco dovrebbero essere condivise senza esitazione, semplicemente perché dicono la verità, che può anche non piacere, ma verità rimane. In quanto al modo, ben vengano parole chiare a squarciare l’ipocrisia dei linguaggi paludati. Per il resto, rimandando all’editoriale di Mauro Banchini, aggiungo solo che l’aborto resta sempre e comunque un dramma personale per chi vi ricorre, ma anche una sconfitta per l’intera società che non sa offrire alternative. Anche per questo su certi temi occorre la riflessione, non servono steccati che i primi a costruire sono coloro che per motivi ideologici accusano a loro volta i cattolici di fare battaglie ideologiche di retroguardia. Ma chi difende la vita non si gira all’indietro, guarda sempre al futuro.

Andrea Fagioli

Chi difende la vita non guarda all’indietro, guarda al futuro
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