Lettere al Direttore
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Giudizio sull’operato di Renzi: punti di vista contrapposti

L'operato del governo Renzi, sul quale ci siamo già espressi recentemente, continua a dividere in modo netto i nostri lettori. Questa settimana pubblichiamo due lettere che fanno riferimento ad una nostra precedente risposta, interpretandola però in modo diametralmente opposto.

Percorsi: Matteo Renzi - Politica
Matteo Renzi, quando era premier (Foto Sir)

Buongiorno direttore, ho letto la sua risposta alla lettera della signora A.C. sul numero di «Toscana Oggi» del 25 dicembre 2016. Lei, direttore, manifesta tutta la sua ostilità nei confronti di Matteo Renzi e ridicolizza l’operato del Governo nei suoi mille giorni, sentimento comune a molta stampa cattolica. In Europa Renzi ha alzato la voce in favore dei migranti e contro le politiche di austerità. In mille giorni Renzi avrebbe dovuto imprimere una svolta decisiva sul lavoro e sulle politiche giovanili! Viva la lungimiranza di quei politici che con la vittoria del «no» indicavano un futuro radioso per l’Italia: D’Alema con Mps e Berlusconi con Mediaset! La «buona scuola» non ha ottenuto i risultati che si proponeva: vero, un folto numero di insegnanti immessi in ruolo non ha procurato nessun vantaggio elettorale. Immettere in ruolo insegnanti che hanno superato un concorso pubblico venti anni prima è «ridicolizzare» la Costituzione, salvata dal «no» della Cgil: i sindacati e i governi precedenti a quello di Renzi hanno generato il precariato nella scuola. Gli insegnanti si lamentano in continuazione: per le prove Invalsi, per la «valutazione» dei docenti, per il trasferimento in altre sedi, ecc. e ottengo il sostegno incondizionato dei media in queste assurde posizioni. Renzi al referendum è stato sconfitto dal bullismo mediatico, a cui si è associato buona parte del mondo cattolico a cominciare dal movimento del «Family day».

Norma Moretto Mignolli

 

Pace e bene direttore, la ringrazio sinceramente di darmi l’opportunità di dissentire dall’analisi da lei fatta rispondendo alla lettera della signora Anna Ciappina Piazzini, pubblicata sul numero 45, del 25 dicembre 2016. Così come la signora si dispiace nel leggere l’editoriale che, grazie ad un democratico 60% di elettori, condanna l’operato del concittadino Renzi, posso assicurarvi che in tanti, facenti parte di quel 60%, ed essendo cattolici (infatti io non avevo letto il vostro articolo, preferisco distribuirle tutte le copie del periodico, me lo hanno segnalato alcuni fedeli del vicariato Empoli-Montelupo, che, per la cronaca, hanno lasciato la rivista sgualcita in parrocchia), si rattristano nel constatare delle inesattezze, scritte in una rivista pro-evangelica, che tentino ancora di giustificare chi ormai è stato bocciato per eccesso di menzogna e mancanza di vergogna (ossia, minimo comune multiplo e massimo comun divisore che annunciano la mancanza di Dio), oltre all’opportunismo politico. Punto primo: non c’è bisogno di coraggio e determinazione per prendere in mano il Paese, chiunque lo farebbe in virtù del lauto stipendio e degli smodati benefici a vita, che godono il Primo ministro e i suoi amici e familiari (maggiormente se non eletti, ossia, vincere un superenalotto incontrandolo sul marciapiede). Punto secondo: sia benedetta sempre la sua libertà di scelta, gentile signor direttore, su chi possa imprimere una svolta positiva e onesta all’economia e al lavoro, ma solo una democratica elezione doveva decidere chi era in grado di farlo, e non un soggettivo «sembrava l’unico». Punto terzo: la voce in Europa, il signor Renzi, l’ha alzata solo quando i sondaggi per il referendum lo davano spacciato, rendendosi più populista dei pseudo-populisti, ma, ormai, i guai creati erano insanabili, ecco perché nessuno se lo è filato a Bruxelles. Punto quarto: i toni del ex/premier italiano non sono stati corretti durante la campagna referendaria: «veritas in caritate». Punto quinto: spero che non facciate lo stesso errore del governo Renzi, ossia di dire e scrivere assunti perdendo il contatto con ciò che davvero il popolo ha nel cuore. La maggioranza del 60% del voto «no», sono cattolici che non potevano, per fede, votare o appoggiare chi, diabolicamente, sosteneva di essere anche lui cattolico ma senza giurare sul Vangelo. Meditate gente... meditate.

Ciroemilio

Prendo atto (e me ne assumo tutta la responsabilità) di non essere riuscito a farmi capire nel rispondere alla lettera sull’operato di Matteo Renzi e del suo Governo. Lo dimostrano in modo incontrovertibile queste due lettere attraverso le quali i nostri due amici mi rimproverano per motivi opposti (anche con toni abbastanza forti, ma che accetto volentieri). Norma, ad esempio, mi accusa di aver «ridicolizzato l’operato del Governo Renzi».

Ciroemilio, di contro, mi accusa «di giustificare chi ormai è stato bocciato per eccesso di menzogna e mancanza di vergogna». È ovvio che tutti e due non passano avere ragione, o meglio: se ce l’hanno tutti e due è perché io (lo ribadisco) mi sono spiegato veramente male (e per un giornalista non è poco), oppure anche perché ognuno ha voluto prendere in considerazione solo una parte del ragionamento, che adesso sono costretto a provare a rifare. Innanzitutto, bisogna tener conto che rispondevo a una lettera di particolare elogio dell’operato di Renzi. Di conseguenza, convinto come sono che i giudizi sulla politica non si possano dare da tifosi, tentavo di ragionare pacatamente alla ricerca del giusto equilibrio, elencando anche quello che a mio personale giudizio non aveva funzionato in quei mille giorni. Non sto nemmeno a scomodare chi diceva che la principale funzione dei giornali è quella di «cani da guardia della democrazia» e quindi dell’operato della politica.

Lungi da me, in ogni caso, l’idea di «ridicolizzare» l’ex presidente del Consiglio, che tra l’altro conosco da tempo e di cui come persona ho la massima stima. Ciò non toglie che lo abbia criticato sul piano politico per alcuni motivi specifici. Il contrario, quindi, del ricorrere a «inesattezze» per giustificarlo. A questo punto mi spiacerebbe se anche questa volta provocassi fraintendimenti. Di sicuro, però, sono dispiaciuto che entrambi i nostri lettori, sempre per motivi opposti, generalizzino sia sulla stampa cattolica che sul mondo cattolico. Forse la politica rimane per i cattolici un nervo scoperto sul quale abbiamo difficoltà a ragionare senza preconcetti.

Andrea Fagioli

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