Lettere al Direttore
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Dal n. 26 del 6 luglio 2003

I cattolici e la fine dell'unità politica

Caro Direttore,
«L'unità politica dei cattolici è stata rappresentata per cinquant'anni dalla Democrazia Cristiana. Niente dura sempre». Questa lapidaria affermazione, peraltro ricorrente sulla stampa italiana e nel mondo cattolico, è contenuta in un intervento dell'on. Guido Bodrato su Toscana Oggi n. 24.
Ma la Democrazia Cristiana non è mai stata né il partito dell'unità politica dei cattolici né un partito ideologico bensì un partito di cattolici (ma non solo) e di valori.
Vale la pena di ricordare le parole di Aldo Moro in un comizio ad Udine del 13 aprile 1969:
«Il fatto che non si rifiuti, benchè al di fuori da ogni confessionalismo ed interesse ecclesiastico, la qualifica di cattolici operanti nella vita democratica, sta a significare il valore che si attribuisce al contenuto di valori morali e di intuizioni sociali che è implicito in quella professione di fede. La circostanza poi che si tratti di cattolici, ma non di tutti i cattolici, ma non di cattolici uniti per altro che non sia il libero convincimento, certo ispirato ad idealità cristiane, ma immersi nell'esperienza civile, solo obbedienti alla logica di questa esperienza, dice che si tratta di un partito autonomo, democratico, nazionale, animato, ma non costretto alla sua ideologia ed operante in vista del bene comune. (...) Vi è dunque ed è da ritenere vi sarà uno spazio proprio per i cattolici democratici, per cattolici democratici che vogliono fare politica insieme. Vi è, pur nella evidente diversità di taluni dati, la continuità dalle origini ad oggi, di una scelta ideale e politica per i cattolici democratici».

Si parla spesso della Democrazia Cristiana come di un blocco monolitico ma gli italiani hanno avuto più partiti di democrazia cristiana a seconda dei leader, delle situazioni storiche, sociali e culturali.

Termino con una frase dell'on. Aldo Moro sempre del 1969 oggi, per me, più che mai attuale: «Insomma, una nuova Democrazia Cristiana, la quale non rinneghi certo il suo passato ricco di utili iniziative e di meriti storici, ma risponda in modo nuovo a necessità nuove, senza lasciarsi condizionare da esperienze valide per situazioni e stati d'animo diversi da quelli ora dominanti».
Attilio Giuseppe Biancalana
S. Vito - Lucca

Sono d'accordo che la Dc non è stata mai un partito ideologico (come lo erano ad esempio Pci e Msi), «bensì un partito di cattolici (ma non solo) e di valori», ma non si può negare che per cinquant'anni è stata il luogo privilegiato dove si è incarnata – almeno di fatto – l'unità politica dei cattolici. Tanto è vero che destò un certo scalpore, sul finire degli anni '60, il tentativo di alcuni esponenti cattolici, penso ad esempio a Labor, di dichiarare conclusa quella fase.
Il vero collante della Dc era l'anticomunismo, che permetteva di far coesistere in uno stesso partito orientamenti politici assai diversi. Con il crollo del muro di Berlino questa ragione è venuta meno ed era naturale che le diverse «anime» prendessero strade diverse. Tangentopoli (e intendo con questo anche l'uso strumentale delle inchieste) e l'introduzione del maggioritario uninominale hanno poi fatto il resto, frammentando i cattolici impegnati in politica anche ben al di là della logica. Da qui l'impegno a ricercare nuove forme di unità, non attorno ad un partito, ma a valori e progetti che possano essere largamente condivisi e non solo dai cattolici.

Cattolici, oltre la diaspora (di Guido Bodrato)

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