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I disabili chiedono dignità e integrazione vera

«Chi pensa ai disabili», ci chiede un lettore, affetto da sclerosi multipla. Perché disabile non è solo chi vive su una sedia a rotelle, disabile è anche chi soffre di patologie invalidanti e progressive...

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Disabili: scomodi e dimenticati. Chi pensa ai disabili? Chi ha mai pensato ai disabili? Disabile non è solo chi vive su una sedia a rotelle, disabile è anche chi soffre di patologie invalidanti e progressive. Pensiamo alla Sclerosi multipla: 118 mila malati in Italia, 3 mila 400 nuovi casi ogni anno in fasce di età variabile da 20 ai 40 anni, che generalmente si trovano a combattere contro lungaggini burocratiche, difficoltà di accesso ai servizi su tutto il territorio nazionale, regioni che penalizzano i malati con difficoltà di accesso ai servizi, alle strutture di supporto, esami diagnostici.

Queste difficoltà pesano sopratutto visti i 280 euro al mese di pensione ai quali non tutti i malati hanno diritto. Chi necessita di farmaci non in fascia gratuita deve pagarseli da solo. Alcuni chiedono aiuto alle famiglie, altri, purtroppo, rinunciano alle cure. Chi riesce a lavorare, non sempre ricopre mansioni sopportabili al grado della sua patologia ed è costretto a tacere per non rischiare il licenziamento. Chiediamo dignità, integrazione vera, chiediamo che alcuni protocolli vengano esaminati dal Ministro Grillo affinchè i malati, con il supporto dei neurologi, vengano accompagnati nella scelta del metodo di cura migliore. Chiediamo che questo governo riveda i parametri assurdi per accedere al decreto dignità, che questo governo attui una politica di vera equità sociale.

Mi chiamo Tiziano Capitaneo e gestisco, insieme a Valentina Meo, entrambi malati Sclerosi multipla, un gruppo su facebook di oltre 3 malati con mille problemi. Adesso siamo veramente stufi ed è arrivato il momento di alzare la voce. Spero che prendiate in considerazione il nostro appello.

Tiziano Capitaneo

Come si fa, caro Tiziano, a non prendere in considerazione un appello come il suo? Il rivendicare dignità e integrazione vera è un diritto sacrosanto. Non possiamo dirci Paese civile se non siamo in grado di garantire ai disabili l’accesso ai servizi, agli esami diagnostici e alle cure, ma anche solo a potersi muovere in una strada, salire su un mezzo pubblico, visitare un museo o andare al cinema. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato di recente «il dovere e l’impegno di assicurare a tutti, alle persone con disabilità, di poter studiare, lavorare, esprimere i propri talenti per evitare che le società siano private del loro contributo sul piano culturale, artistico, economico, di lavoro».

Ma è fuori discussione che la politica non è sempre in grado di dare risposte concrete alle vostre esigenze, caro Tiziano. Ciò non toglie che da parte di molti ci sia comunque attenzione e che non è del tutto vero che nessuno pensa ai disabili. Mi riferisco alle tante organizzazioni o associazioni di volontariato che sono mosse da totale altruismo. «Quante persone disabili e sofferenti si riaprono alla vita appena scoprono di essere amate!», ha scritto Papa Francesco in un twitter. Ad ulteriore esempio vorrei citare un’iniziativa di Tv2000 di questi giorni: un telegiornale di buone notizie presentato da un gruppo di ragazzi con disabilità mentale. Un’esperienza che nasce all’interno del programma settimanale «Buone notizie» condotto da Cesare Davide Cavoni. I ragazzi fanno capo a «Il Cantiere», un’associazione culturale con fini formativi e informativi di integrazione, prevenzione e inserimento sociale rivolta ai giovani e alle loro problematiche che, insieme a studenti universitari, lavorano alle stesse attività. Ripeto: è solo un esempio. L’ultimo che mi è capitato sott’occhio in ordine di tempo.

Andrea Fagioli

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