Lettere al Direttore
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Dal n. 27 del 13 luglio 2003

L'Avis e la Madonnina di Civitavecchia

Caro Direttore,
ieri andando in auto per i viali di Firenze sono stato spiacevolmente colpito da vari manifesti in cui si vede una diafana statua di Madonnina con lacrima rossa che pubblicizza una campagna dell'Avis sulla raccolta di sangue.
Ma come, mi dico: più nessun pudore nello sfruttare un'immagine religiosa in maniera così volgare. Non bastano preti e suore dileggiati in tutti i modi nella pubblicità televisiva; anche un'allusione così malevola alla Madonnina di Civitavecchia, a suo tempo oggetto di larga irrisione da parte di tutti i benpensanti.
La sera, su Toscana oggi, leggo prima un trafiletto che, senza troppi commenti, ma annunciandolo fra le cose notevoli che accadono nella vita sociale, riporta della campagna dell'Avis e della fantastica idea pubblicitaria – gratuita e benemerita – di Fabrica di Benetton, che probabilmente segue la scia di quel Oliviero Toscani, che ci ha già sbeffeggiato in passato su temi religiosi. Non mi convincono le preventive mani avanti dei reponsabili di Avis, che si richiamano evidentemente al cristianesimo «concreto», del loro bacino di riferimento. Ne sono un po' sconcertato; voltando l'ultima pagina mi vedo a tutta grandezza la Madonnina bianca, con lacrima rossa ed il bel motto «non aspettiamo miracoli». Probabilmente è il contributo che il giornale dà ad una campagna benemerita! Lo sconcerto diventa più amaro. È pur vero che la comunicazione deve scioccare e servire allo scopo; ma a qualsiasi costo? E deve trovare ospitalità e supporto su un giornale cattolico, solo perché lo scopo finale è nobile?
Io avrei molto da ridire sullo sfruttamento così banale dell'immagine di una semplice statuettta, è pur vero, ma che per tanti, per lo più semplici, significa molto, anzi qualche volta significa la fiducia e la speranza che un miracolo, quello vero, possa accadere. E per non essere frainteso - anche se buon lettore non mi fraintenderà - intendo il miracolo della conversione del cuore, che qualche volta si accompagna a quello della carne. Conversione che quella lacrima rossa, se vera, (e io ammetto che lassù possano farla vera) può provocare, o significare, come avviene nei molti luoghi dove la Madonna è venerata nelle sue apparizioni, e che è ben più importante, anche per chi del sangue ha bisogno, di quel 3% di donazioni in più che l'Avis si aspetta.
Alberto Recami
Firenze

Caro Direttore,
come lettore e abbonato a Toscana oggi con sentito rammarico disapprovo la pagina numero 16 del 29 giugno 2003 in quanto non condivido usare una immagine di Maria alludendo a certi fatti che solo alla chiesa sta a giudicarli per una pubblicità che può creare scandalo per i più semplici e non solo, già che è di cattivo gusto purché non c'è bisogno per fare una pubblicità dell'Avis con la Madonna che piange sangue. Personalmente non mi stimola a donare il mio sangue e neanche ai giovani della mia comunità che fortemente hanno commentato negativamente una pubblicità del genere in un giornale di ispirazione cattolica.
don Alejandro Festa
Comunità «Gesù Amore» - Pelago (Fi)

Quando ci è stata proposta questa campagna pubblicitaria (a pagamento) ci siamo chiesti, noi per primi, se fosse opportuno accettarla, segno che molte delle perplessità manifestate da questi due lettori erano anche le nostre. Certo l'uso dell'immagine della Madonnina di Civitavecchia è un po' forte e si può prestare ad equivoci. E sono vere anche le perplessità più generali del sig. Ricami su questo ricorrere disinvolto della pubblicità a preti e frati, o comunque a tutto ciò che riguarda la fede. Perché allora abbiamo deciso per il sì? Non solo perché l'obiettivo che si propone è nobile, non incentivando la vendita di un prodotto, ma il gesto altruistico della donazione del sangue. Ma anche perché l'uso di quell'immagine, seppur discutibile, non ci è sembrato comunque offensivo nei confronti dei credenti.

L'Avis e la Madonnina di Civitavecchia
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