Lettere al Direttore
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Le parole di Salvini, una vignetta e il problema dell’immigrazione

Due lettere sulla situazione politica del Paese e su quanto pubblicato dal nostro settimanale (tra cui una vignetta). Due modi diametralmente opposti di leggere i fatti...

La vignetta di Alessio Atrei pubblicata sul n. 21 di Toscana Oggi

Egregio direttore, mi permetto di chiederle la parola per rendere un servizio a lei e ai lettori di «Toscana Oggi» e, soprattutto, per essere testimone di verità. Precisazioni iniziali: non ho mai votato Lega ma ho votato, convintamente, M5S sin da cinque anni fa; ho seguito con regolarità le vicende politiche italiane da circa sessanta anni in qua, partendo da posizioni di sinistra; non ho partecipato mai né come candidato né come iscritto ad alcuna elezione né politica né amministrativa; mi ritengo, semplicemente, un cittadino informato e responsabile... Ebbene, la vignetta di pag. 2 del numero 21 del 10 giugno non rispetta la verità dei fatti ed è chiaramente di parte. La dichiarazione di Salvini «E’ finita la pacchia...» era riferita, per quel che ho capito io, allo sfruttamento del fenomeno della migrazione da parte di organizzazioni anche malavitose e non ai migranti. Abbiamo dimenticato le intercettazioni Buzzi-Carminati, che di malavita se ne intendono, nelle quali si mettevano al primo posto come possibilità di rendita sicura i migranti, anche rispetto alla droga? Questi delinquenti, e i loro compari, con i loro comportamenti trovavano, e trovano, poi la «copertura» ideologica nei sentimenti compassionevoli e religiosi di tanti buoni cattolici, fra cui lo stesso papa Francesco... Si è venuto creando negli anni un intreccio perverso fra interessi malavitosi, tentativi di «tirare a campare» (vedi le tante cooperative e onlus) e volontà sincera di tanta brava gente che non rimane indifferente dinanzi alle tragedie dei meno fortunati... Fare chiarezza, e non andare avanti per slogan e facili conformismi, è un obbligo morale, a mio modesto parere, per chi fa informazione. E così, poi, non ci meraviglieremo (vedi lettera ospitata sempre a pag. 2 in quello stesso numero e suo commento) che il web ospiti tanta violenza, esprima tanto rancore... Se gli organi di informazione sono al servizio di un sistema di potere corrotto, incompetente e, di fatto, mafioso, che cosa devono fare i cittadini? Dar mano ai forconi e andare all’assalto della bastiglia in cui cercano di resistere i detentori dei vari poteri e di coloro che, con i mezzi di informazione, sono al loro servizio?

Antonio F. Gimigliano
Pisa

Egregio direttore, appena insediatisi, i due vicepresidenti del Consiglio dei ministri, alla guida del Paese (il «primo ministro» è solo l’esecutore del «contratto» firmato dai dioscuri) si sono recati in Sicilia per sembrare più  veritieri rispetto alle promesse (illusorie) e alla forza (reazionaria) del loro programma di legislatura. Il capo del M5S, distintosi, nel recente passato, con posizioni offensive  nei confronti dell’Ue, fino a prevedere (e poi ritrattare) l’uscita dell’euro, ha dichiarato «lo Stato siamo noi» ma per ricercare le notevoli risorse occorrenti riguardo al reddito di cittadinanza, l’abbassamento dell’età pensionabile e dare il via alla flax tax, ha detto che «ci rivolgeremo ai tavoli europei». L’altro «capo» della Lega, considera gli immigrati e richiedenti asilo «delinquenti e galeotti», anziché dei disgraziati che fuggono dai loro paesi a causa di guerre, persecuzioni e miseria, con la speranza di «approdare» ad una vita migliore. Nei provvedimenti e nelle misure delle due formazioni populiste e sovraniste, si riscontra da una parte un insostenibile aumento della spesa pubblica (e quindi del debito), aggravati ulteriormente dal prannunciato smantellamento delle riforme economiche e sociali dei precedenti governi a guida Pd (jobs act, buona scuola, reddito di inclusione ecc.) apprezzate dall’Europa e non solo. Mentre riguardo all’immigrazione pare prevalere la logica dei respingimenti e delle espulsioni, ben lontano dall’impegno di promuovere a livello continentale e internazionale «un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo... che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo di costruire la storia» (Discorso di Papa Francesco per la consegna del Premio Carlo Magno, 6 maggio 2016). Non comprendere il problema dell’immigrazione nella sua globalità, significa rinunciare a capire che tale fenomeno epocale è destinato ad aumentare, perché legato all’iniqua situazione dei rapporti fra paesi ricchi e paesi poveri. Ma questo nuovo governo preferisce porsi in modo provocatorio verso l’Europa, senza intravedere che le nuove generazioni dovranno confrontarsi e vivere questa realtà fra persone di razza, cultura, religione diverse. Spetta quindi alle società avanzate e progredite «trovare ragionevoli soluzioni ai problemi che ne derivano».

Arrigo Canzani
Sesto Fiorentino

Pubblico volentieri le lettere degli amici Gimigliano e Canzani. Non sono le sole arrivate sull’argomento o comunque sul nuovo governo. Ma come si dice, lo spazio è tiranno e queste due sono abbastanza lunghe. Danno bene, però, l’idea di come su certi argomenti anche all’interno del mondo cattolico i punti di vista siano molto diversi. Eppure, proprio su questi temi ci dovrebbe essere più sintonia. Lascio pertanto ai lettori la valutazione di condividere o meno gli scritti. Nella lettera di Gimigliano ci sono, però, delle questioni alle quali devo delle risposte. A parte che una vignetta, in quanto tale, deve cogliere dai fatti soltanto uno spunto, il più delle volte ironico. Nel caso specifico tragicamente ironico. Ma se anche, in quanto vignetta, non fosse tenuta al totale rispetto della verità, quella in questione del nostro bravo Alessio Atrei, a mio giudizio, rispetta la verità. Salvini quella cosa l’ha detta, anche se poi ha spiegato che non si riferiva agli immigrati, così come ha parlato di «crociera» a proposito della «Aquarius» in navigazione verso la Spagna, anche se poi ha nuovamente spiegato che non si riferiva agli immigrati. Insomma, se c’è qualcuno che parla per slogan mi sembra proprio il nostro Ministro dell’interno. Provi a parlare in maniera diversa (se veramente la pensa in modo diverso) e forse non sarà frainteso. L’«obbligo morale» vale anche per lui, forse ancor prima che per gli altri.

Andrea Fagioli

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