Lettere al Direttore
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dal n. 21 del 1° giugno 2003

Ostina e le apparizioni mariane

Caro Direttore,
sono una terziaria francescana ed è con gran dispiacere che ho letto il trafiletto dedicato alle apparizioni di Ostina sul n. 19 del settimanale del 18 maggio scorso. La Commissione di Ostina, come tutte le Commissioni, è formata da un gruppo di uomini e da alcuni sacerdoti; le loro perplessità di fronte a degli avvenimenti straordinari è dettata dalla prudenza, ma non è sempre così. Molte volte è molto più semplice dire: «no, qui non c'è niente di straordinario» e si chiude il discorso.

Molte commissioni hanno denigrato e soffocato nel dubbio delle apparizioni che poi si sono rivelate autentiche. È una grossa responsabilità. È giusto che la Chiesa sia prudente, ma ci sono cose e circostanze che non possono essere liquidate così facilmente. Mi riferisco a Silvana, che, quando vede la Madonna, anche lei come Bernadette, diventa insensibile alle sollecitazioni esterne senza mai manifestare dolore o riluttanza alcuna, sottoponendosi ad ogni visita medica, rispondendo sempre sia alle varie sollecitazioni esterne, sia agli interrogatori con la tranquillità e la serenità di sempre. Sono accaduti anche fatti straordinari molte volte negli anni passati e che sono stati vagliati dalla Commissione. Vi ricordate il «fenomeno» del sole, che un giorno prese a girare su se stesso illuminando e colorando gli astanti e le cose circostanti? Mio marito lo vide, io no. Il caro e compianto Padre Innocenzo Belluzzi dell'Ordine Francescano Minori, mi diceva sempre: «Perché vai nei Santuari? La Madonna è qui in chiesa con Gesù». Poi, dopo che fu chiamato ad assistere ad un'apparizione nella sacrestia di Ostina, non mi diceva più nulla, ma dai suoi occhi azzurri scendevano tante lacrime quando sentiva nominare Ostina. Cosa vide? Cosa udì? Non lo disse mai.

Bernadette diceva che la Madonna è viva, è come noi, saluta, sorride, prega. Già, prega! Perché Lei non viene sulla terra per stupire né la gente né le commissioni, è Madre! Viene per noi, per i suoi figli, sfigurati, stanchi, sporchi, viene a dirci di pregare con le lacrime agli occhi come alla Salette, di amare di più suo Figlio, che si è umiliato e si è fatto uccidere per noi. Di non offendere più nostro Signore che è già troppo offeso. Lei è nostra Madre, viene a chiedere la nostra conversione. Viene a dirci che la nostra vita è come uno sguardo dalla finestra rispetto all'eternità e questo lo dice da venti anni a Medjugorje. Cosa c'è di strano se viene a dircelo anche a Ostina?
Liliana Tinacci Alberoni
Figline Valdarno (Fi)

La Chiesa distingue tra «rivelazione pubblica» e «rivelazioni private». La prima si è definitivamente compiuta (anche se non è «completamente esplicitata») con la morte e resurrezione di Gesù, tanto che, come scrive San Giovanni della Croce, «chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio». Lungo i secoli, poi «ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa... Il loro ruolo non è quello... di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica» (Ccc n. 67).
Dunque la rivelazione privata, quando viene riconosciuta come autentica, rimane un semplice aiuto alla fede «e si manifesta come credibile, proprio perché mi rimanda all'unica rivelazione pubblica» (Congregazione per la Dottrina della Fede, «Il messaggio di Fatima»). Per questo, giustamente, la Chiesa è tanto prudente nei confronti delle rivelazioni private, per evitare sia possibili mistificazioni e raggiri da parte dei «veggenti» (sempre in agguato), che il diffondersi di una religiosità che si nutre solo di segni esteriori e di prodigi.
Quando poi, come nel caso di Medjugorje, la presunta rivelazione (e la chiamo «presunta» senza connotazioni negative) è ancora in corso, la Chiesa non potrà mai pronunciarsi sulla sua autenticità, dato che tale giudizio può esser dato solo all'interezza del messaggio ricevuto e quindi a rivelazione conclusa.
Venendo al caso specifico di Ostina, il fatto che la Diocesi di Fiesole, al termine dei lavori della Commissione, non abbia proibito ai fedeli di assistere ai momenti di preghiera, significa che non ha riscontrato mala fede, inganni o il diffondersi di errori dottrinali, ma ha anche precisato che «non c'è alcun bisogno di ricorrere all'ipotesi di una spiegazione soprannaturale» per spiegare quanto avviene. E per il credente non sono necessari questi eventi soprannaturali per pregare e convertirsi.

Ostina e le apparizioni mariane
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