Lettere al Direttore
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Sardine, Hitler e violenza, successi e sconfitte della storia

Un lettore ci scrive a proposito delle «sardine in piazza», notando la singolarità di piazze che si mobilitano non contro il governo in carica, ma contro il principale partito di opposizione.

Sardine in piazza

Caro Direttore,

le scrivo per condividere una riflessione sul fenomeno delle «sardine in piazza» ciò che trovo assai strano è che queste piazze si mobilitano contro il maggior partito di opposizione dell’attuale governo in carica. Solitamente le piazze si muovono, peraltro legittimamente, per protestare contro chi detiene il potere, ma mai, credo (almeno nei paesi a democrazia parlamentare) per zittire l’opposizione democratica ad un governo. Il quale governo tra l’altro gode si di una maggioranza parlamentare, ma come qualsiasi osservatore imparziale può rilevare,  non corrisponde più alla maggioranza politica che esprime attualmente il paese, vedi i risultati delle elezioni europee e delle elezioni regionali.

Altro aspetto molto strano è che la maggiore forza di opposizione si qualifica per l’insistente richiesta di dare di nuovo la parola agli elettori, per esercitare la più alta forma di democrazia espressione della sovranità popolare. E le sardine protestano e invitano a «manifestare» contro chi chiede libere elezioni come da legittima opposizione parlamentare. Non trova che questi manifestanti ittici abbiano una strana concezione della democrazia e della dialettica governo-opposizione?

Lettera firmata

Di lettere sulle «sardine» in questi ultimi giorni ne sono arrivate diverse. Abbiamo preso quella di questo lettore, che ci ha chiesto di restare anonimo, perché ci consente di fare una riflessione più ampia con una premessa che ci sembra doverosa: la maggioranza di cui lui parla, quella parlamentare, resterà tale fino a quando non ci saranno le prossime elezioni politiche. Il voto per le Europee e le amministrative può essere semmai un indicatore ma non ha rilevanza fin quando c’è una maggioranza parlamentare.

I giovani scesi in questi giorni nelle piazze, «legittimamente», come ricorda il nostro lettore, in realtà non protestano contro l’opposizione, ma rivendicano un linguaggio diverso nel fare politica rispetto a quello che sta prendendo campo da un po’ di tempo. Non vogliamo schierarci con chi afferma che certe posizioni, come quelle del professore senese che ha rivendicato il suo «diritto costituzionale» di parlare bene di Hitler, strano concetto per un docente di filosofia del diritto, derivino da questi linguaggi. Certo non possiamo non ricordare che alzare i toni dello scontro può portare a strane emulazioni, soprattutto di chi sui social pensa di poter dire ciò che pensa, o crede di pensare, senza aver un minimo studiato la storia o, e questo ci sembra più grave, cercando di sconfessare la storia.

Allo stesso tempo crediamo di poter affermare che i giovani delle sardine hanno strane compagnie. E non perché cantano Bella ciao in piazza, una canzone che per l’Italia democratica ricorda un preciso momento storico che bene o male dopo oltre 70 anni ci consente di stare qui a parlare di certi argomenti, e che in piazza e non nelle chiese, è giusto cantare. Le strane compagnie cui ci riferiamo sono quelle di chi è già pronto a prendere le sardine sotto la propria ala «politica», il Pd e una sinistra sempre in cerca di strade nuove, senza capire fino in fondo i motivi del loro successo, cercando di sfruttare un movimento che, al momento non ha dimostrato ancora le proprie potenzialità. E sarà bene che queste, se davvero ci sono, vengano fuori alla svelta perché altrimenti i giovani delle sardine, rischiano di finire come altri prima di loro, compreso il M5S: grande clamore al momento della protesta ma poco respiro e durata quando dalla protesta bisogna passare a costruire qualcosa per il bene del Paese. E ancora più strane compagnie questi giovani le hanno nei violenti che hanno aggredito il sindaco di Massa e la moglie che stavano andando a una manifestazione della Lega. La violenza deve essere isolata, mai giustificata.

Domenico Mugnaini

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