Lettere al Direttore
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Se per i cristiani di oggi il Vangelo sembra passato di moda

Un nostro affezionato lettore usa l'ironia per evidenziare le contraddizioni di chi si professa cristiano e poi critica il Papa perché parla di migranti o di poveri da accogliere.

Papa Francesco con i poveri in un pranzo offerto nella Giornata dei poveri (Foto Sir)

Caro direttore,
comprendo i lettori che hanno avanzato critiche sul vostro orientamento, troppo conforme a quello del Papa, che secondo loro «non fa altro che parlare dei migranti» (e, si potrebbe aggiungere, di poveri, senzatetto, disabili, anziani, ecc). Invece che «confermare i fratelli nella fede» (il che, evidentemente, dovrebbe prescindere dalla carità). Devo dire, però, che la critica da fare è più radicale. Quel difetto, infatti, non è ravvisabile soltanto nell’orientamento dell’attuale Papa, ma risale a un testo ormai obsoleto, che riporta l’insegnamento di un Maestro di tanti anni fa. Perfino la Mamma del Maestro pretendeva di godere della protezione di chi «ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote».

Cominciando poi la sua predicazione, quel Maestro asseriva di «annunciare ai poveri la buona novella». Non parliamo del suo discorso più importante, in cui proclamava beati i poveri, gli affamati e chi piange, mentre addirittura inveiva: «Guai a voi ricchi, voi sazi, e voi che ora ridete!». Fino a concludere la sua predicazione con tremende invettive: «Via, maledetti nel fuoco eterno, perché ero forestiero e non mi avete ospitato», e via di questo passo. Il Maestro  ricorreva spesso ad aneddoti denigratori: minacciava i peggiori tormenti a un signore, che aveva la sola colpa di stare a cena a casa sua, trascurando (senza peraltro scacciarlo come sarebbe stato suo diritto) un poveraccio così importuno da stare sulla sua porta facendosi leccare le ferite dai cani! E nel caso di un altro poveraccio vittima di una rapina, si scagliava non contro il criminale responsabile, ma contro l’ecclesiastico che giustamente evitava di immischiarsi in simili fatti di sangue (esaltando invece il solito immigrato buonista che aveva soccorso l’imprudente rapinato!).

È chiaro che tutte quelle idee pauperistiche risultano incompatibili con la società moderna, in cui vige il principio «prima io, e quelli come me!», e non già «gli ultimi saranno i primi». Ed infatti quel testo ormai non viene preso sul serio dalla gente con la testa sulle spalle. I sondaggi sono eloquenti. Sarebbe l’ora che anche voi vi accorgeste che non siamo più nel 33 d.C.!

Piero Brunori

Grazie, caro Brunori, per la solidarietà manifestata in questa forma simpaticamente e giustamente ironica. Ha proprio ragione: il Vangelo è diventato incompatibile con la società moderna. Eppure è in quella predicazione di quel Maestro di duemila anni fa che anche oggi si potrebbero trovare risposte ai tanti problemi, veri e presunti, della nostra convivenza civile. In questa direzione va anche il documento pubblicato in questa pagina a firma di un bel gruppo di esponenti del mondo cattolico livornese. C’è davvero bisogno di speranza, di rispetto reciproco, di corresponsabilità di diritti e doveri, di accoglienza per chi è in difficolà. In una coraggiosa lettera al «Corriere fiorentino», il vescovo emerito di Prato, Gastone Simoni, ha definito «peccato grave» lasciar morire in mare anche uno solo dei «poveri Cristi che bramano approdare alle coste italiane ed europee», concludendo che una «politica senza morale» è una «barbarie inumana».

Andrea Fagioli

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