Lettere al Direttore
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Si parla poco di «culle vuote» per non contraddire il pensiero dominante

Una signora di 84 anni ci scrive a proposito di un nostro articolo sul declino demografico del Paese accusando di ipocrisia il mondo politico, che si straccia le vesti davanti ai dati Istat sulle «culle vuote», per poi non fare nulla a favore delle famiglie.

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Manifestazione contro le politiche sulla famiglia

Spett.le Toscana Oggi, scrivo in riferimento al numero 24 del 30 giugno a proposito delle «Culle vuote segno del nostro declino». È un ritornello abituale che ritorna spessissimo, merito dell’Istat che continua a trasmettere i dati allarmanti. L’ultima volta l’ha fatto il direttore di persona allarmato dai dati che non dovrebbero tranquillizzare nessuno. Al momento che si dà la notizia tutti si allarmano: mass media, associazioni, ecc.

Ma questa preoccupazione è solo ipocrisia. In occasione della penultima pubblicazione di questi dati, appena si sono dette anche alcune cause della denatalità, è scoppiata la guerra a difesa della libera scelta, del rispetto per le decisioni della persona, i diritti acquisiti e civili. Al che tutti zitti e buoni perché non si può contrastare il pensiero unico. Ci si allarma per questa realtà, ma da un po’ di tempo da parte di tutti si è disatteso un vero impegno per aiutare le famiglie nelle molte difficoltà. Anzi, la passata legislatura non solo non ha fatto nulla, ma si sono fatte leggi di tutt’altro orientamento.

Snaturare la famiglia, sostenere l’aborto, l’eutanasia strisciante sono tutte cose che sono contro la legge di Dio, anche se non si è credenti e ci si appella al progresso e alla civiltà. Il congresso di Verona bistrattato da tutti. Si continua a dire che oggi i tempi e la società esigono un altro genere di famiglia. Solo gli oscurantisti, i retrogradi, gli ancorati al medioevo possono ancora proporre questo tipo di famiglia. Dobbiamo decidere se stare ancora zitti o mettere in pratica, per cambiare le cose, una parte dell’orazione sentita domenica 14 luglio che invita coloro che si professano cristiani a respingere ciò che è contrario a questo nome e seguire ciò che gli è conforme.

Antonina Bevacqua

Gentile signora Antonina, mentre la ringrazio, devo rendere conto agli altri lettori che la sua lettera, rigorosamente scritta a mano, era accompagnata da un messaggio nel quale mi diceva della sua età (84 anni), della poca vista e del modo di esprimersi «con mentalità non corrente». Mi diceva anche di aver provato comunque a scrivere la lettera convinta però che non sarebbe stata pubblicata. Invece, eccola qui, sia pure con qualche piccolo taglio dove c’era il dubbio di non interpretare bene il suo pensiero.

Nella sua essenza, però, crediamo di averlo colto e di non aver snaturato il suo intervento, che sostanzialmente condivido, soprattutto nella parte in cui dice che di certi argomenti come le «culle vuote» si parla poco per non andare contro al pensiero dominante. Sono d’accordo anche che la politica fa veramente poco per la famiglia, ma questa non è una questione che riguarda solo la precedente legislatura. Purtroppo riguarda anche l’attuale e le precedenti alla precedente. Anche sul Congresso di Verona sulla famiglia sono d’accordo che sia stato «bistrattato» come dice lei, ma è anche vero che gli organizzatori, come sottolineato qualche tempo fa in questa rubrica, hanno scelto toni non appropriati al tema portando la famiglia sul terreno dello scontro e della strumentalizzazione politica.

Che poi i cristiani debbano essere coerenti con quanto professano, fa bene a richiamarlo. E mi auguro continui a farlo, magari continuando a scriverci.

Andrea Fagioli

Si parla poco di «culle vuote» per non contraddire il pensiero dominante
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