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Tornare alle origini per recuperare il senso del vero Natale

Il dono vero e grande del Natale, ci scrive un lettore, «rimane coperto, offuscato, dalla montagna di pacchi nei centri commerciali e nei magazzini, che millantano felicità in cambio di merce».

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Natale avvenimento centrale nella storia dell’uomo. Mai un Dio si era concesso in questo modo. La storia riparte da lì «dall’Anno zero». Quale gioia per un cristiano ricordare questo evento. Non c’è monotonia né fastidiosa ripetizione di usi e consuetudini se trascorriamo questi giorni in attesa di Cristo che viene. Se desideriamo accogliere di nuovo quel bambino che può cambiare e continuamente rinnovare la nostra vita. Che tristezza invece quando per la strada e nel negozio dove lavoro, sento persone che dicono a proposito del Natale: «Speriamo che passi presto», «Non ne posso più di questo Natale» e cose simili. Si allude evidentemente ai regali di Natale, allo stress consumistico, alle cene ed agli impegni sociali. Più che gioia in queste cose c’è affanno, ripetitività, impiego di tempo, senza il vero piacere del dono, soprattutto del donarsi. Il dono vero e grande rimane coperto, offuscato, dalla montagna di pacchi nei centri commerciali e nei magazzini, che millantano felicità in cambio di merce. Quanto è bello invece ritornare alle origini, recuperare il senso del vero Santo Natale. Possiamo assaporarlo leggendo il passo di Isaia che viene letto durante la Santa Messa della notte di Natale.

«Il popolo che camminava nelle tenebre, vide una grande luce,su coloro che abitavano una terra tenebrosa d’ombre di morte un grande chiarore rifulse». Il popolo dello «shopping» stenta ad alzare la testa per vedere la grande luce, ma chi ha «buona volontà» è inondato da questa luce e riassicurato che Dio viene a salvarlo dall’ignoranza e dalla cecità. È la presenza del Signore che fa esultare l’uomo; non i doni impacchettati ed infiocchettati. È il dono di Dio, l’agnello, a riempire l’umanità di gioia. Il regalo, il dono in sé ha un grande valore specialmente se è accompagnato da un sorriso, un gesto di affetto, una parola. In questo caso donare è un po’ donarsi, entra in gioco tutta la persona e non solo la disponibilità economica che può essere data anche solo per convenienza e consuetudine. Ognuno di noi ha bisogno di essere centro di attenzione e di essere ben voluto. Il fatto di donare è già una buona cosa ma è solo il primo passo, per esplicare tutto il suo valore al dono deve seguire il desiderio di comunione personale, la voglia di offrirsi. È questo lo stimolo che ci invia quel bambino sulla mangiatoia nei nostri presepi.

Federico Budini Gattai

Grazie, caro Federico, per questa riflessione che accogliamo volentieri come prezioso richiamo all’essenzialità del messaggio cristiano. È proprio vero, spesso rischiamo di perdere il senso del vero Natale troppo presi come siamo dall’esteriorità, vorrei dire dalla banalità di certi rituali che rischiano persino di diventare noiosi e pesi al punto di non poterne più. E pensare che dovremmo celebrare un Dio che si fa uomo, si abbassa alla condizione umana per innalzare noi, per farci come Lui. Cosa potremmo pretendere di più? Invece, siamo qui a negare l’evidenza e a tormentarci nella nostra inconsistenza incapaci di riconoscere anche il valore del dono. David Maria Turoldo diceva che «è sempre più alta la notte sul mondo» e sempre meno sappiamo cosa significhi il Natale. Per questo invocava il Signore a salvarci «da questa orgia festaiola».

Andrea Fagioli

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