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Canone Rai, intanto non ci resta che pagare

Parole chiave: tv (241), canone rai (2)

di Mauro Banchini

Davvero simpatici (e non è una novità) gli spot Rai per convincerci a pagare il canone. Impresa difficile perché cresce in modo esponenziale il numero di cittadini stufi di pagare una gabella di cui si tarda a capire il senso. E allora è normale che i creativi debbano sforzarsi ogni anno di più. Non è male ricordare qualche dato: la fonte è ufficiale, cioè il portale Rai dedicato agli abbonamenti.

Scopriamo dunque che in Toscana (l'ultimo dato disponibile è al 31 dicembre 2006) esistono quasi un milione e 152 mila abbonamenti tv a uso privato. Nell'anno appena concluso il canone era fissato a 104 euro e questo ha dunque significato un pagamento complessivo, dalla sola Toscana, di quasi 120 milioni di euro. In tutta Italia, visto che gli abbonamenti a uso privato sfiorano i 16 milioni e 300 mila unità, nella casse dell'azienda del servizio pubblico radiotelevisivo è arrivato – da noi cittadini, l'anno scorso – qualcosa come un miliardo e 695 milioni di euro.

Da notare che per il 2008 il canone individuale è salito di due euro. Ciò significa due milioni di euro in più dalla Toscana e 32 milioni di euro in più dall'intero paese. Se qualcuno di noi è ancora abituato a fare i conti con le antiche lire, nel 2008 dalle tasche di noi italiani usciranno verso le capienti casse Rai qualcosa come 3.500 miliardi di lire.

È giusto pagarlo, il canone? Perché essere costretti a pagare una tassa che riguarda non i programmi ma il solo possesso dell'apparecchio tv? Potrebbe l'azienda, almeno per una delle sue reti, restituirci un servizio a fronte del nostro pagamento e, dunque, liberarsi dalla odiosa pubblicità che rimbecillisce e manipola le nostre coscienze, i nostri stili di vita? Perché, come hanno dimostrato autorevoli fonti ufficiali UE, in Italia è così facile sforare sui tetti pubblicitari obbligandoci a quantità illegali di pubblicità, televendite, spot e simili idiozie?

Domande complesse che però è giusto, come cittadini, porsi e porre. Anche perché, se ci pensiamo bene, nel nostro insieme noi (utenti) rappresentiamo una forza certo non secondaria per un'azienda che invece troppo spesso se ne dimentica.

E allora perché non sognare una riforma Rai disegnata anche con il giusto riconoscimento del peso di chi, ogni anno, fa il sacrificio di pagare quei non pochi 106 euro? Perché non puntare sul serio a un'azienda dove al passo indietro di partiti politici sempre meno rappresentativi corrisponda un passo in avanti per il diritto alla cittadinanza attiva e per un servizio meno condizionato da Auditel e più dalla qualità? Qualcuno ha mai letto sul serio i bei principi generali scritti nel contratto di servizio fra ministero e Rai spa? Potrebbe esserci spazio, nella nuova Rai, per forme di azionariato popolare?

 

E a proposito di canone, la Finanziaria 2008 ha introdotto una novità: gli over 75 sono esonerati dal canone. Per la verità bisogna proprio essere poveri in canna per usufruire di questa agevolazione: il limite di reddito posto (516,46 euro al mese per 13 mensilità compreso il reddito del coniuge e compresi eventuali rendite immobiliari e finanziarie) è di quelli – vergognosi – che si commentano da soli.

Oltretutto si apprende che non è stato emanato il decreto attuativo e che l'agevolazione vale fino a un massimo di 500 mila euro (ciò significa che potrà riguardare appena 4.700 persone). In attesa che esca il decreto – sperando se ne ricordino – è comunque necessario … pagare il canone. Mi sa proprio che stiamo su «Scherzi a parte».

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