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Canzoni religiose, a Siena c'è anche il loro festival

Parole chiave: tv (241)

di Mauro Banchini

Nei numeri alti del digitale terrestre capita, un lunedì mattina, di imbattersi in un «festival» unico: Una canzone per Te, questo il titolo con due parole (canzone religiosa) che chiariscono meglio. Mi sono dunque imbattuto, su un'emittente televisiva senese, nientemeno che nella sesta edizione di un'iniziativa pensata per mettere a confronto i tanto chiacchierati canti di Chiesa: proprio loro, proprio quel «modo altro di pregare» (come si ostina a dire, tutte le domeniche, una mia amica suora che ci terrebbe tanto se anch'io cantassi durante la Messa e io, per non far brutta figura, a volte mi trovo a muovere le labbra come cantassi davvero così lei è contenta e io, per così poco, neppure mi confesso).

Non so chi abbia organizzato questo «festival» e non so dove si svolge (immagino in una parrocchia senese) anche perché mi ci trovo a fatto già iniziato; oltretutto dopo una cinquantina di minuti, senza che un presentatore abbia mai spiegato dove diavolo fossimo, il «festival» si interrompe all'improvviso per far passare un Provincia news (uno di quei tristi redazionali pagati dalle amministrazioni pubbliche per informare sulle determine con un'appetibilità non altissima specie se la Provincia non è neppure la tua).

Eppure mi ci trovo bene, in questa cinquantina di minuti in cui si esibiscono cori – intuisco parrocchiali – davanti a quella che ritengo una Giuria e che, immagino, alla fine avrà dato premi a tutti.

Sento cantare, in genere benino anche se non mancano inevitabili piccole stonature su cui Lassù non credo abbiano molto da ridire: sento cantare alcuni fra i must più orecchiati anche nella mia parrocchia. E ascolto brani per me del tutto ignoti: due o tre belli, due o tre vorrei conoscere l'autore per dirgli qualcosa.

Al termine «canzone» ne preferirei uno diverso (meglio, «canto»), ma qui siamo nel novero delle opinioni personali. Vedo esibirsi cinque cori, ciascuno con due o tre brani. E mi viene in mente che – riformulata, professionalizzata, affidata a presentatori di mestiere – l'idea potrebbe essere lanciata in tutte le diocesi toscane e dar vita, perché no, a un contest regionale magari con ospitalità a cori di altre regioni o di comunità parrocchiali straniere.

Tornando al nostro festival senese, mentre su un maxischermo girano le parole dei canti, i cori si alternano: bambine e bambini che sembra d'essere allo «Zecchino», donne e uomini di ogni età, strumenti di ogni genere (vincono chitarre e tamburi, ma ci sono anche clarinetti, violini e perfino un sax). Si intuiscono le ore di prove, il senso della comunità, la bellezza dello stare insieme.

Ogni tanto il «festival» trasmesso in tv si interrompe per gli inevitabili spot locali (il mobilificio che se spendi una certa cifra ti paga un viaggio sui monti, l'ortofrutta che ti regala 8 prodotti a 0,99 euro. Ma, su tutti, la banca di Siena che c'è dal 1472). Poi si riprende.

«... Tu dovrai traversare il deserto/ non temere io sarò qui con te» ... «Era un giorno come tanti altri/ e Lui passò/ Era un uomo come tanti altri/ ma la voce quella no» ... «Tu sei la mia vita/ altro io non ho/ Tu sei la mia strada, la mia verità/ Nella Tua parola io camminerò/ Finché avrò respiro, fino a quando Tu vorrai» ...

Alzi la mano chi non ha mai cantato (o fatto finta di cantare) queste hit. Qui vengono riproposte con armonizzazioni particolari, un po' come accade con i cori alpini.

A un amico musicista, di una certa età oltre che di notevole cultura, non gli è mai passata la puzzetta sotto il naso davanti a certi canti di Chiesa che lui (e forse non solo lui) trova bruttini. Me ne intendo poco, ma a volte mi trovo a pensare che Lassù, davanti a certi canti in tutta onestà scadenti (non per come sono cantati, ma proprio perché... brutti di loro), se la cavino tappandosi le orecchie e sperando finisca presto.

In ogni caso, onore a questi bravi parrocchiani impegnati nel festival senese trasmesso un lunedì mattina prima del Provincia News. Avrà certo vinto, se si vinceva qualcosa, il migliore. Ma qui siamo nell'ambito dell'importante è solo partecipare. E allora perché non pensare a un evento regionale che metta a confronto – in una gara non competitiva – cori e corali, canti della tradizione e canti dell'innovazione, melodie antiche e roba contemporanea?

PS)- Alla mia amica suora prometto una cosa: da domenica mi sentirai cantare sul serio, ma tu – per favore – non insistere a prenderla così alta. Che io non ci arrivo....

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